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ANIMALI E NOI

Emergenza lupi, "gli abbattimenti sono inefficaci, servono reti e cani"

di Fiora Bonelli
Emergenza lupi, "gli abbattimenti sono inefficaci, servono reti e cani"

Madrucci, direttore del Dipartimento prevenzione, sollecita gli allevatori ad adottare nuove tecniche

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GROSSETO. Il lupo c’è, ma non si tocca. La questione delle predazioni in Maremma e in Amiata è diventata incandescente. Da tante aziende del Grossetano e adesso anche da molte altre parti d’Italia si grida al lupo.

Per fronteggiare una crisi che in altri stati come la Francia, ad esempio, è stata aggredita chiedendo una deroga all’Europa per abbattere il lupo, anche in Italia il ministro Gian Luca Galletti ha di recente avanzato la proposta di abbattimento in deroga. Proposta che pare non abbia vita facile. Destinata forse a naufragare. Perché, infatti, se c’è stata già la prevedibile alzata di scudi delle associazioni ambientaliste e animaliste, adesso arriva anche una presa di posizione istituzionale: «Non si possono ingannare gli allevatori con la storia che abbattere il 5% dei lupi sarà sufficiente a risolvere. Bisogna essere onesti e dire che la pastorizia non è più quella di anni fa. Bisogna attrezzarsi con reti e con cani. Gli abbattimenti non servono a nulla».

Così Paolo Madrucci, direttore del Dipartimento della Prevenzione della Usl Toscana Sud est, comincia a mettere qualche paletto, entrando apertamente nel dibattito in corso dei tecnici, della politica, dell’economia, dell'imprenditoria agricola. Secondo gli allevatori, le predazioni sono aumentate in modo esponenziale, interessando non solo ovini e caprini, ma anche asini e vacche e vitelli, attaccati anche durante il giorno, nei pressi dei poderi, con predatori che non hanno più paura dell'uomo e che spesso feriscono i cani da guardiania. I dati ufficiali, invece, forniti dagli organi preposti, dicono che le predazioni sono dimezzate.

Progetto randagi, oltre trenta esemplari catturati dai tecnici

Gli allevatori vorrebbero soluzioni definitive: via lupi, randagi e ibridi. Sembrerebbe ovvio, ma così non è. Non si può. La soluzione sta altrove. Il dottor Madrucci, infatti, avverte che c’è chi il problema l'ha risolto, utilizzando le reti antilupo e i cani da guardiania: «Posso farle vedere - dice Madrucci - dei video dove diversi allevatori si dicono soddisfatti della soluzione. Hanno risolto. Con questo, però, non nego che il mondo dei pastori abbia gravi problemi e danni quotidiani. A maggior ragione penso che tutti debbano dotarsi di mezzi di protezione e le istituzioni, invece di promettere interessamento per gli abbattimenti dei lupi, dovrebbero cercare finanziamenti per fornire gratuitamente recinti e cani» .

Dunque il problema sono al momento solo i lupi? Gli ibridi non ci sono più?

«Il problema predatorio è dovuto in gran parte al lupo. Poi ci sono i cani detenuti non correttamente, cani vaganti magari perduti dai cacciatori, che poi si inselvatichiscono, si accoppiano col lupo e lo ibridano. Ma le predazioni sono in massima parte dovute al lupo. Si rileva dall’analisi del Dna, dal tipo di lesioni inferte che sono “specializzate”, mentre quelle dei cani e degli ibridi non lo sono».

Perché no gli abbattimenti?

«Perché l'abbattimento del 5% dei lupi, massimo ottenibile con le deroghe comunitarie, non può essere la soluzione. Il lupo, infatti, è un animale che si adatta velocemente ai cambiamenti ed è in grado di rioccupare, in poco tempo, gli spazi lasciati liberi dagli esemplari abbattuti, spostandosi anche di molti chilometri. Perché gli abbattimenti possano essere risolutivi, dovrebbero interessare almeno l’80 per cento dei lupi. Ciò significherebbe riportare questa specie sull'orlo dell'estinzione. Soluzione improponibile. Che gli abbattimenti non servano, lo dimostrano le volpi abbattute negli anni 70/80 per risolvere il problema della rabbia. Fu un fallimento. Prolificarono più di prima».

Perché, allora, non catturarli e riportarli in zone adatte, come il parco d'Abruzzo?

«Ma perché catturare un lupo è difficilissimo e costosissimo. Ci vogliono circa 800 euro per catturare un cane vagante. Figuriamoci un lupo. Se si porta in Abruzzo, quello dopo poco se ne va. Non è un animale stanziale. Non si possono prendere né uccidere. E c’è l’opinione pubblica che vuole il lupo libero e presente. Sono dunque i pastori che devono adeguarsi. È menzognero dire che l'abbattimento risolverà qualcosa».

Anche per gli ibridi c’è la stessa difficoltà alla cattura?

«Sì, c’è difficoltà. C’è un progetto in corso per la cattura degli ibridi che non ha visto che pochi esemplari catturati. Catturarli è problematico e costoso. In linea di massima, se invece di spendere i soldi per le catture, li avessimo impiegati per fornire alle aziende reti e cani gratuiti, ci avremmo guadagnato».

Un'obiezione degli allevatori è che dentro reti alte due metri le pecore stanno chiuse con grave danno per i prodotti caseari, come tutti sanno. La pecora deve pascolare non nutrirsi di mangimi in stalla

«Le pecore devono stare nei recinti la notte e il giorno, al pascolo libero, essere sorvegliate dai cani. I cani da guardiania sono eccezionali. Dove sono loro non passa nemmeno un coniglio. Così come stanno le cose non c'è altro da fare. Lo dico a malincuore, perchè comprendo gli allevatori. Ma le aziende vanno in rovina per i prezzi dl latte, non per le predazioni, sia chiaro».

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