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Grosseto

I frame di Gigi D’Ambrosio L’ex calciatore si racconta

di PAOLO FRANZÒ
I frame di Gigi D’Ambrosio L’ex calciatore si racconta

Le urla della curva, la squadra, gli amici, gli aneddoti di Ciccio il massaggiatore Con un pizzico di nostalgia il titolare del Ricasoli viaggia in una Grosseto che fu

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di PAOLO FRANZÒ

Quante volte ti svegli alla mattina, con un frame nella testa di quello che hai sognato la notte? Quante volte quel frame te lo porti in giro tutto il giorno e ci fantastichi sopra, costruendoci altro?

Quel diavolo di Gigi Ambrosio i suoi frame li ha messi anche nero su bianco, in un libro geniale: “Mai stato in serie A”. Un romanzo (edizioni Effigi) che Ambrosio presenterà domani sera in un salotto prestigiosissimo: l’uliveto di Festambiente, alle 19,15, affiancato dal giornalista Marco Bigozzi per una conversazione nell’ora del tramonto.

Genio e sregolatezza, questo è Gigi, titolare di uno dei più amati e frequentati locali del centro storico (il Ricasoli, dove di giorno si servono i caffè e di sera si regalano musica e cultura), artista e da pochi giorni autore di un romanzo che non farà pentire nessuno dell’acquisto. Soprattutto chi pensa che “Mai stato in serie A” sia solo una lettura sportiva, ambientata nel mondo del pallone.

Oddio, in parte lo è, ma solamente come metafora della vita quotidiana di ognuno di noi, perché se c’è una cosa che è verità assoluta, è che lo sport può essere maestro di vita. Un libro, pieno zeppo di immagini, ma scritte con la penna. Come impone la passione di Ambrosio (tra l’altro) per la fotografia. Ecco, fotografie con le parole, e non è mica semplice.

Scatti descrittivi continui, per tutte le quasi 300 pagine, di una Grosseto che non c’è più, di personaggi che non ci sono più. Quasi un tributo, scritto in maremmano autentico, alla propria terra. Leggere questa storia è come guardare un album di fotografie. Magari, per restare al calcio, quelle di un album di figurine Panini.

Ma chi è Stefano Duranti, il protagonista del libro? «Un carissimo amico che ho perso nel 2002 – spiega Ambrosio – poi nel libro è un po’ la mia storia, con il suo nome, con tanti fatti che sono accaduti veramente e aneddoti per esempio raccontati da Ciccio Tognelli, storico massaggiatore biancorosso».

Perché questo libro?

«Lo considero un atto d’amore verso la mia città, verso una città che non c’è più e personaggi che ci hanno lasciati».

Nostalgia?

«Tutto cambia. Anche io del resto, non sono più il ragazzo di vent’anni fa. Si, forse un po’ di nostalgia c’è, ma con la consapevolezza che il cambiamento fa parte della vita».

Il libro è praticamente in maremmano: uno di Milano per esempio, lo capirebbe?

«Io penso di sì. Mi piacerebbe riuscire a esportare la maremmanità anche al di fuori dei nostri confini».

Tra le pagine citi un po’ tutti: i tuoi compagni di squadra di allora, i tifosi della curva... Sono stati anni bellissimi immagino.

«È così. Da tutti ho imparato qualcosa. Così come amavo sentire dal campo il buon Orazio che in gradinata vendeva “semi, noccioline e bombe a mano”, sentire quelli della tribuna con i loro sfondoni e i miei amici della curva che mi incit. avano, perché finita la partita, tornavo a essere uno di loro. Oggi il calcio è cambiato, ma alla fine c’è sempre uno spogliatoio, a ogni livello, con i suoi odori che non cambiano, dalla serie A alla terza categoria».

Un libro che hai voluto definire metafora della vita.

«In fondo è la storia di un operaio, Duranti appunto, che se la inventa nella testa. Ma poi senza fantasia nella vita non siamo niente».

Lo possiamo svelare il finale? Perché poi c’è anche una storia bellissima che lo attraversa, con partite e sfide che tutti almeno una volta, abbiamo sognato...

«L’epilogo no, l’epilogo non lo sveliamo, dai».

Giusto così Gigi. Anzi, facci arrivare alla chiesa di Marina, che vogliamo salutare il Duranti...

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