Area Dem insiste «Azzerare i vertici»
Dopo la conferma del segretario Simiani con numeri risicati Bastianini, Maretti e Capperucci chiedono un rinnovamento
GROSSETO. Sparta e Atene piangono insieme. Nei giorni scorsi Daniele Capperucci, Andrea Maretti e Gian Carlo Bastianini – la spina dorsale di quella che nel Partito democratico di Grosseto si chiama(va) Area Dem – hanno diffuso un documento nel quale si torna a chiedere chiarezza e senso di responsabilità da parte dei vertici provinciali del partito.
«Molti iscritti – scrivono Bastianini, Maretti e Capperucci – si aspettavano che nell’assemblea provinciale del 29 luglio 2016 venissero affrontate con coraggio e determinazione le motivazioni della sconfitta elettorale, mettendo così la parola fine a una situazione interna al partito divenuta ormai insostenibile, sia sul piano personale che politico. Ma al peggio non c’è mai fine. Simiani, presentatosi dimissionario (o forse avevamo capito male ed era solo finzione), sostenuto dal voto favorevole di ben 41 (quarantuno) membri dell’assemblea, su circa 220 aventi diritto al voto, è stato confermato segretario. Il 18,63 per cento dell’assemblea riconferma segretario il responsabile della più cocente sconfitta che il Pd nella sua breve storia ha subito in questa provincia. Alla fine alcuni hanno pure avuto il coraggio di festeggiare».
Poi i tre dirigenti riavvolgono il nastro degli ultimi 13 mesi. «Dopo le elezioni regionali, un anno fa, Barbara Pinzuti si dimise dalla segreteria e con un accordo di correnti Simiani diventò il numero uno. Eppure le elezioni del 2015 erano state positive per il Pd: elezione del consigliere regionale e vittoria in tutti i comuni, escluso Magliano. Ma qualcuno pretese la testa della segretaria, rea di non essere stata eletta consigliera regionale. Adesso Simiani ha perso Grosseto e Orbetello, ha confermato la sconfitta a Roccalbegna (dove il nostro candidato è arrivato terzo...) e di conseguenza ci siamo giocati anche la Provincia e molte partecipate. Effetti? Simiani è stato di nuovo premiato da ben 41 membri dell’assemblea e riconfermato da un accordo che presenta aspetti incomprensibili. Rimarrà così al suo posto per gestire il referendum. Un’operazione firmata dai sindaci del Pd, sponsor della sua riconferma».
Bastianini, Maretti e Capperucci ci tengono a evidenziare alcuni numeri: «Quarantuno sì su 54 presenti e oltre 166 assenti – lamentano – non è un buon inizio per ricucire i rapporti nel partito. Anche perché alla riunione gli aventi diritto erano inizialmente 66: 12 sono poi usciti per non votare, 12 si sono astenuti, un membro ha votato contro. Sani era assente, Parrini quel giorno convolava a giuste nozze (auguri), nonostante fosse stato comunicato che l’assemblea era stata rinviata per avere la presenza del segretario regionale».
Grosseto esclusa. «Nella nuova segreteria che affiancherà Simiani – concludono i tre dirigenti – Grosseto non è stata presa in considerazione. Noi comunque lavoreremo con impegno per vincere il referendum, anche se riteniamo un grave errore il congelamento della situazione grossetana imposto dalla segreteria regionale. Siamo inoltre preoccupati per il tipo di opposizione che faremo in Comune e sulla risposta del nostro elettorato alle tante beghe del partito. Alle ultime elezioni abbiamo già perso il 19 per cento. La classe dirigente che si era schierata con Renzi e che, grazie alla sua rapida ascesa, si è trovata a dirigere il partito, in periferia ha dimostrato tutti i suoi limiti. Non basta il titolo di renziani per governare il Pd...».
Facendo proprie le parole del segretario del Pd Saimo Biliotti si chiede infine l’azzeramento di tutte le cariche nel partito: «Se qualcuno ha a cuore questo partito, nel quale noi continueremo a militare, abbia il coraggio di fare un passo indietro».
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