Il Tirreno

Grosseto

L’UMANITÀ È UN’UNICA FAMIGLIA

di FLAVIO FUSI

di FLAVIO FUSI Ricapitoliamo. Un furioso incendio distrugge un grande vivaio a Principina. Tra i primi ad accorrere per prestare aiuto – su iniziativa della cooperativa “Uscita di sicurezza” – un...

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di FLAVIO FUSI

Ricapitoliamo. Un furioso incendio distrugge un grande vivaio a Principina. Tra i primi ad accorrere per prestare aiuto – su iniziativa della cooperativa “Uscita di sicurezza” – un gruppo di migranti ospitati nel nostro comune. Si tratta, senza eccessiva retorica, di un buon esempio di solidarietà.

Ma non per tutti: i consiglieri di maggioranza Gino Tornusciolo e Mario Lolini si adontano e lo fanno sapere al sindaco: «Che ci facevano sul sacro suolo di Principina questi immigrati armati di pala e rastrello?».

Non c’è dubbio che qui siamo di fronte a due inflessibili campioni di italianità. Passi per Lolini, i cui antenati rimontano ai Lucumoni etruschi, ma è il giovane Tornusciolo che assai mi incuriosisce.

Ora, io sono nato a Massa Marittima, e visto il cognome presumo che Tornusciolo Gino sia stato generato qualche chilometro più a sud. Ignoro se questo illustre concittadino, a bordo della sua triremi, abbia toccato le amate sponde maremmane fuggendo da una feroce guerra tribale, o più semplicemente con il marchio infamante di “rifugiato economico”, come si dice oggi. In questo secondo caso i sodali camerati della Deceris (che non è una marca di collutorio) ne chiederebbero l’immediata deportazione verso l’Agro Pontino, o – Dio ci scampi – nella lontana Terra dei fuochi.

Nord o sud, per me non fa differenza. La mia scuola è la stessa di Albert Einstein (ebreo e sospetto comunista) che si diceva orgoglioso di appartenere a un’unica razza: la razza umana.

Dunque io sono orgogliosamente fratello sia di Mohamed, che impugna la pala contro gli incendi, che di Tornusciolo Gino e Lolini Mario, che scaldano le chiappe sui banchi del nostro consiglio comunale.

L’umanità è per me tutta una immensa famiglia. E poiché in una famiglia l’amore più grande è riservato ai figli (come dire) meno dotati, io qui dichiaro nero su bianco il mio affetto profondo e incondizionato per Tornusciolo Gino e Lolini Mario. Bisogna essere buoni, diceva mia nonna. Ma, a volte, che fatica!

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