Il Tirreno

Grosseto

Arcidosso, la febbre da Pokemon contagia il pupazzo Esso

Fiora Bonelli
Il pupazzo della Esso ad Arcidosso nella nuova versione “Pokemon”
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Il pupazzo della Esso ad Arcidosso nella nuova versione “Pokemon”

Installato 40 anni fa all’ingresso del paese, è ormai una sorta di mascotte. Ora è giallo sgargiante: «È uno di famiglia, ogni tanto gli cambiamo l’abito»

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ARCIDOSSO. Avvistato Pikachu alla stazione Esso di Arcidosso. E sono tanti quelli che armati di cellulare o tablet si fermano, si fanno un selfie e se ne vanno lungo la provinciale. Una pacchia soprattutto per chi gioca a Pokemon Go, il gioco che permette al giocatore di catturare i Pokémon esplorando dei luoghi reali. Non appena comparirà un Pokémon lo smartphone comincerà a vibrare e a illuminarsi.

In questo caso chissà come vibreranno, perché Pikachu della Esso non passa certo inosservato. E non serve un’applicazione per vederlo. Il gigantesco pupazzo costruito con copertoni di varie dimensioni che fino a pochi giorni or sono campeggiava di colore nero su un lato della stazione di servizio, adesso ha cambiato colore. Da nero a giallo. Il giallo di Pikachu.

La presenza del curioso pupazzo è ormai nota. Nasce alla fine degli anni ’70 di color rosso e nero, i colori della Esso. Da allora è diventato l’impronta digitale di Arcidosso. Lo ricorda Benedetta Naldi, la moglie del vecchio proprietario e mamma di Massimiliano Raffi, che oggi gestisce la stazione. «Il nostro pupazzo compare qui nell’area Esso verso gli ultimi anni degli anni Settanta ed è diventato una sorta di mascotte – rammenta Benedetta –. Ha interpretato momenti particolari della storia di Arcidosso e ogni tanto cambia abbigliamento. Addirittura i ragazzini delle elementari in passato gli hanno fatto una sciarpa per l’inverno. Per la festa della castagna gli abbiamo messo in mano un rastrello e così via. Ogni tanto gli cambiamo l’abito, perché ormai è uno di famiglia».

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Arcidosso, insomma, si caratterizza per avere ai due ingressi principali del paese, due mascotte, l’una il contrario dell’altra in quanto a fisionomia e linea: il pupazzo Esso e l’uomo della castagna, quest’ultimo realizzato dalla firma illustre di Daniel Spoerri che colpisce per la sua linea agile e le sue acrobazie alla rotonda del birillo. Alcuni buontemponi gli hanno affibbiato pure un soprannome, “l’uomo lappa”, e così è affettuosamente chiamato.
L’altro, all’ingresso opposto del borgo, è l’uomo della Esso: enorme, monumentale e rotondeggiante, si avvista da lontano e adesso ancora di più, perché il proprietario, Massimiliano Raffi, lo ha tinteggiato di giallo, con qualche schizzo di rosso sulla faccia, allusione esplicita a Pikachu, un Pokémon di tipo Elettro introdotto nella prima generazione.

Pikachu è un piccolo roditore, la sua pelliccia è gialla con due strisce marroni sul dorso, orecchie con punte nere, una piccola bocca, occhi neri, pupille bianche e guance rosse. Spesso cammina eretto. E, appunto, quello della Esso è in posizione eretta, ha le punte nere nelle orecchie, bocca e guance rosse, occhi con pupille bianche. «La gente si ferma – commenta ridendo Massimiliano – si fa i selfie e si diverte. Vista la passione attuale per il gioco dei Pokémon ci è sembrato divertente vestire i copertoni da Pikachu. D’altronde il nostro pupazzo è abituato a cambiarsi d’abito. Questo che indossa, infatti, non è il primo e non sarà l’ultimo», chiude alludendo a qualche futura sorpresa.

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