Fondazione Cultura, subito tensioni
Il neopresidente Chigiotti non dà il ruolo di vice alla consigliera Morelli, indicata dai soci privati: strappo diplomatico
GROSSETO. La riunione di insediamento del nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Grosseto Cultura non è andata proprio come previsto. Nella sede di via Bulgaria, alla presenza dei revisori Lucio Moroni e Simona Francini (assente Francesco Del Mazza), ieri mattina si è consumato subito uno strappo nel nuovo gruppo dirigente scelto dalla maggioranza di centrodestra e dai soci privati (Centro medico Vasari, Eden Park Hotel, Nuova Solmine, Terme marine Leopoldo II e Uscita di Sicurezza). Anzi, un incidente diplomatico.
Protagonisti l’architetto Giuseppe Chigiotti e la commercialista Luisa Morelli. Dopo la rinuncia di Alessandra Paolini (ieri impossibilitata a partecipare al direttivo e raggiunta al telefono), tutti erano convinti che alla Morelli – come sembrava pacifico in seguito agli incontri preparatori ufficiali e ufficiosi – dovesse toccare la vicepresidenza. Una sorta di atto di cortesia nei confronti dei soci privati della Fondazione, che Morelli e Paolini avevano voluto nel cda.
Invece no. Agli imprenditori-partner della Fondazione invece di riconoscenza e ringraziamenti è arrivato un ceffone. Così almeno l’accaduto è stato interpretato da alcuni. Su proposta di Chigiotti e di Simona Bertelli la vicepresidenza è andata infatti a un altro consigliere politico, il giovane Sebastiano Venier, mentre la candidatura della Morelli è rimasta nel guado. Ne è nato perfino un battibecco. Chigiotti ha spiegato le ragioni della scelta, la Morelli ha replicato con altrettanta convinzione. Di certo ciò che è accaduto potrebbe avere ripercussioni nelle relazioni interne al direttivo appena insediato, ma soprattutto nei rapporti con i soci privati, a suo tempo coinvolti dall’ex presidente Loriano Valentini e impegnati per cinque anni (per un minimo di cinquemila euro all’anno) nel sostegno alle attività della Fondazione.
Chigiotti, come già aveva anticipato ieri in una nota, ha ribadito di essere onorato di poter dare un contributo fattivo alla città attraverso lo strumento della Fondazione: «Mi propongo di rafforzare l’identità della nostra comunità e attirare l’attenzione nazionale e internazionale su Grosseto: vogliamo che anche la Maremma possa diventare meta di un turismo diverso, culturale». Chigiotti, in linea con il primo cittadino Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ritiene che il territorio posso e debba vivere di cultura. Per questa ragione il Comune, attraverso la Fondazione e le sue articolazioni, scommetterà su un’economia legata alla conoscenza, alle arti e ai saperi.
La notizia della scelta di Venier come vicepresidente (e non di una delle due donne nominate dai soci pluriennali) è indubbiamente una sorpresa. Dall’assemblea di partecipazione di tre giorni fa – a cui avevano preso parte il presidente uscente Loriano Valentini, il vicesindaco e assessore alla cultura Luca Agresti per il Comune di Grosseto e rappresentanze di quattro dei cinque soci – era emerso infatti un orientamento diverso. È vero, non ci sono nello statuto riferimenti alla “provenienza” del vicepresidente, ma si era consolidata una prassi di buon senso per cui in quel ruolo si chiama un consigliere espressione della “minoranza”: cinque anni fa toccò a chi era stato nominato dal centrodestra, stavolta – non essendoci rappresentanza delle opposizioni consiliari – si pensava di affidarlo alla “minoranza” dei soci privati.
Si racconta che proprio Agresti avesse preso preciso impegno in questo senso e che ieri abbia dovuto incassare telefonate di disappunto.
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