«Il crocifisso in sala consiliare»: prima mozione di maggioranza
Grosseto, il simbolo della cristianità sarà di nuovo appeso: è la richiesta di diciotto consiglieri. Ecco chi sono alcuni dei firmatari
GROSSETO. A breve nella sala consiliare del Comune di Grosseto tornerà a campeggiare il crocifisso. Non si sa se mai, in quell’aula, il simbolo della cristianità abbia trovato posto (qualcuno dalla memoria lunga potrà contribuire a sciogliere questo dubbio), ma di certo la nuova maggioranza di centrodestra lo vuole: diciotto consiglieri – capitanati da Mario Lolini, Pier Francesco Angelini, Alfiero Pieraccini, Paolo Serra e Andrea Ulmi lo chiedono con una mozione indirizzata al presidente Pacella e al sindaco Vivarelli Colonna. La mozione – protocollata il 18 luglio – sarà discussa in coda al prossimo consiglio comunale, in programma venerdì 29. E siccome la maggioranza è tutta ampiamente schierata, sicuramente il voto sarà “sì” e il crocifisso verrà sistemato. Dove, sarà questione da precisare.
Il centrodestra dunque vuole dare segnali chiari e precisi: a Palazzo l’aria è cambiata. Anche nei dettagli, preludio ai più radicali cambiamenti (negli uffici e nei cda delle società partecipate) che riguarderanno dopo l’estate le persone in carne e ossa.
L’affissione del crocifisso nei luoghi pubblici, d’altra parte, in Italia è cosa normale e non impedita dalle leggi. Anzi, come sottolineano i firmatari della mozione nell’introduzione alla loro richiesta, prima il Consiglio di Stato e poi la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno sancito come il crocifisso sia non solo un simbolo religioso, ma anche «identitario, frutto e simbolo dell’evoluzione storica della comunità italiana e di un’antichissima e ininterrotta tradizione ancora oggi attuale e fondata sui principi e sui valori democratici e umanitari delle civiltà occidentali».
La questione del crocifisso sì o no, in particolare nelle scuole pubbliche, è stata in passato un cavallo di battaglia in particolare delle amministrazioni leghiste che via via andavano conquistando città grandi e piccole del Nord Italia. Il dibattito – così acceso da fare approdare appunto la questione alle aule dei supremi tribunali – negli ultimi tempi appassiona un po’ meno. E c’è da credere che neppure dai banchi dell’opposizione, dove peraltro l’anima cattolica è ben rappresentata, a Grosseto si alzeranno proteste.
Oltretutto i consiglieri di maggioranza precisano, nella mozione, di volere il crocifisso «quale simbolo di libertà, uguaglianza e tolleranza», principi che si applicano – come impone la Costituzione – alle donne e agli uomini di qualsiasi fede e nazionalità.
Infine, questione che i firmatari tengono a sottolineare, l’operazione non sottrarrà un euro alle casse pubbliche: il crocifisso, scrivono i consiglieri, «verrà donato al Comune di Grosseto dai gruppi consiliari di maggioranza». (e.g.)
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