Napoli arrenditi: la Maremma è terra di pizzerie
Grosseto record, un locale ogni 166 abitanti. Orlando (Confcommercio): il piatto è una calamita per i turisti
GROSSETO. In Maremma, terra di butteri, si fa più pizza che a Napoli: c’è da crederci, visto che lo dicono i partenopei. Nella classifica nazionale stilata da Pizza Village, la gran kermesse in cui ogni anno – ai piedi del Vesuvio – si sfidano i pizzaioli di Mezzo Mondo, Grosseto si piazza al secondo posto per maggior numero di pizzerie in rapporto ai cittadini: dalle vaporose Biancane alla spiaggia vip di Capalbio, dall’Argentario all’Amiata, c’è un forno (a legna o elettrico) ogni 166 maremmani; nel Belpaese fa di più solo Sassari, con una pizzeria ogni 147 sardi. Sorpresi? Gli addetti ai lavori non si stupiscono perché ci sono almeno due motivi che contribuiscono al record.
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Primo: in Maremma si strizza l’occhio al turista “da mare”, per cui non c’è vacanza se non c’è cena gustosa ma frugale, meglio se consumata a un tavolo sotto le stelle indossando infradita di gomma: dipinto il quadro da vacanze in Maremma, non c’è piatto da gourmet che meglio si abbini di una bella pizza. Su 28 comuni del Grossetano «più della metà sono a vocazione turistica – dice Gabriella Orlando, direttrice della Confcommercio locale – E tutti sanno che ai turisti, soprattutto ai vacanzieri da spiaggia, piace mangiare la pizza».
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Secondo: contribuisce forse al primato anche la brulicante attività della Scuola Pizzaioli a marchio Confcommercio Grosseto, 600 euro l’iscrizione contro la media di 1.200-1.500 euro di altre agenzie formative, che ogni anno sforna – è il caso di dirlo – 64 giovani promesse delle specialità nazionale: otto allievi a corso (intensivo), otto edizioni all’anno, circa 450 pizzaioli diplomati dal 2009 ad oggi.
Ad aprire pizzerie e pizze al taglio sono i maremmani, ma anche i campani trapiantati nella terra dei butteri. A Grosseto, lungo e intorno Corso Carducci, cuore della città, si snoda un mini distretto della pizza, l’ultimo localino-mignon - “Il Corso” – ha tagliato il nastro una decina di giorni fa . “Big Pizza”, appena fuori le Mura, è un must per la merenda dei teenager.
“Pit Stop” è il salva-cena dei grossetani: i pizzaioli – stacanovisti – sono sempre aperti, consegnano anche a domicilio e ti fanno una pizza bianca in quattro-sei minuti. Poi ci sono quelle rinomate: “Il Melograno”, per esempio. Il segreto del successo? «Passione e forno a legna» dice il titolare, Fabio Pettorali, 30 anni, che aprì quando ne aveva 19 e fa il pizzaiolo da quando ne aveva 16. La sua specialità è la variante che porta il nome del locale: doppia pasta tipo Napoli, pomodoro Pachino, mozzarella di Bufala che arriva da Salerno, grana e basilico. Molto tricolore.
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Scendendo a sud, lungo la strada che porta alla costa d’argento, a pochi passi dalla Laguna di Orbetello, ad Albinia, c’è “Attimi”, il regno di due pizzaioli napoletani veraci: Luca e Roberto Di Massa, che ti lasciano a bocca aperta con il “quadrifoglio napoletano” addobbato con provola, mozzarella di bufala, fior di latte di Agerola, poker di pomodorini.
Non poteva mancare la pizza al cinghiale, vincitrice del secondo posto al Campionato mondiale della pizza-edizione 2000: la fa Antonio Simonini, nella sua pizzeria Osée di Manciano; tra le sue ultime novità c’è quella alla Carbonara: tripudio di mozzarella, uovo, guanciale e pecorino romano; pizzaiolo e intrattenitore, cominciò a farsi conoscere a Grosseto con “Circo Pizza”, locale dove mangia pizza e ti godi uno spettacolo circense.
Anche l’Amiata si difende. C’è Da Bimboli a Castel del Piano e c’è il Giardino ad Arcidosso: basta una Margherita per allietare la serata, purché sia fatta da un pizzaiolo degno della qualifica che porta.
(Ha collaborato Ivana Agostini)
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