Dopo il naufragio della Concordia fondali ancora feriti
Consulenti a confronto al processo contro Schettino
GROSSETO. Francesco Schettino non si è presentato nemmeno il 12 luglio 2016 al tribunale di Grosseto dove era stata fissata l’udienza del processo al quale sono stati ammesse come parte civile il Ministero dell’ambiente, Legambiente, Wwf, Enpa e (con il pool di avvocati di Giustizia per la Concordia) Anmil. Due i procedimenti aperti contro il comandante della Costa Concordia che sono stati riunificati nel procedimento: quello per la violazione delle normative di emergenza indicate dall’armatore (solo Anmil) e quello per il danno al paesaggio causato dalla presenza della Concordia sul litorale (le altre). Come nel procedimento principale, le parti civili (meno il Wwf) hanno chiesto la citazione come responsabile civile di Costa Crociere spa: sarà la compagnia a pagare gli eventuali danni.
Schettino, anche il 12 luglio 2016, non si è presentato davanti al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi.
È stata la volta dei consulenti della Procura e di quelli delle parti civili. Le slide presentate in aula da Antonio Scamardella, professore ordinario di architettura e statica della nave dell’Università di Napoli sono servite al sostituto procuratore Alessandro Leopizzi per riaprire il capitolo sulla valutazione dell’impatto ambientale del naufragio. Scamardella ha ripercorso le tappe del naufragio, dalla partenza della nave da Civitavecchia fino all’impatto con lo scoglio delle Scole, spiegando nei dettagli tutto quello che c’era dentro la nave: dotazioni di bordo, combustibile, materiale per la gestione dell’equipaggio e dei passeggeri. Una città galleggiante del peso di 55.0000 tonnellate che conteneva 2.040 metri cubi di gasolio da recuperare. «Alcuni serbatoi non sono stati raggiunti nelle prime fasi - ha spiegato il consulente - ma l’inquinamento è stato contenuto e non c’è stata fuoriuscita di carburante. Da questo punto di vista, è stato davvero evitato un disastro». E anche le fasi successive, quelle analizzate dal professore e che sono servite per tirare su la nave, non avrebbero ad oggi causato danni irreparabili.
Davanti a punta Gabbianara, dove la Concordia si è adagiata su un fianco, c’è ancora un cantiere della Micoperi che sta portando avanti i lavori di ripristino dei fondali dell’isola. «L’acqua dimentica ma il fondo ricorda», dice l’altro consulente della Procura, Giovanni Fulvio Russo, professore ordinario di ecologia marina all’università di Napoli e presidente della società italiana di biologia marina. «La qualità dell’acqua al Giglio è buona - dice - e durante le ispezioni subacquee che ho fatto con i carabinieri di Genova non abbiamo riscontrato mai alcun segno evidente di danno alla fauna che popola quel tratto di costa». Solo lo scoglio delle Scole è stato danneggiato, la parte appunto che si è conficcata nella nave. «Ma lì - dice ancora il consulente - fino a 40 metri non abbiamo trovato alcuna anomalia salvo qualche piccolo frammento di vernice». Diversa la situazione a Punta Gabbianara, dove sono state installate, dopo il naufragio della Concordia, le piattaforme per risollevare la nave. «I fondai sono degradati nell’area di cantiere - dice lo studioso - ma lo spazio lasciato libero dalla nave è stato di nuovo popolato dalla Pinna nobilis e anche il posidioneto sta ricrescendo». Il sedimento nella zona di cantiere è inquinato ma la Micoperi ha già cominciato ad aspirare quello che è rimasto sul fondale dell’isola. «Un’operazione - dice il sindaco Sergio Ortelli - che sarà completata probabilmente a fine anno, ma che è monitorata costantemente». Basta leggere l’ultimo rapporto dell’osservatorio per averne conferma. «L’acqua al Giglio è pulita - dice ancora Ortelli - e presto non ci saranno più nemmeno detriti o frammenti di cemento sul fondale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
