Il Tirreno

Grosseto

Poche donne, nuova giunta già a rischio

di Gabriele Baldanzi
Poche donne, nuova giunta già a rischio

La presenza femminile nella squadra di Vivarelli Colonna non raggiungerebbe la quota prevista dalla Legge Delrio

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GROSSETO. Il nuovo governo della città è poco rosa. Ieri la prima grana per Antonfrancesco Vivarelli Colonna. La percentuale di uomini e donne nella giunta appena composta non sarebbe infatti rispettata nei termini previsti dalla Legge Delrio del 2014, che fissava, tra le altre cose, le rappresentanze di genere nelle giunte comunali.

A denunciarlo è il centrosinistra, che identica polemica aveva sollevato un mese fa al momento della presentazione anticipata della giunta del Movimento Cinque Stelle.

In pratica ciascuno dei due sessi deve essere rappresentato almeno nella misura del quaranta per cento, dando così effettiva attuazione al principio costituzionale delle pari opportunità.

Cosa significa è presto detto: che nella nuova giunta di centrodestra del Comune di Grosseto, costituita dal sindaco e nove assessori, ciascun sesso doveva essere rappresentato da almeno quattro componenti. Le donne, invece, sono solo tre (trenta per cento se si considera anche il sindaco, altrimenti il trentacinque per cento). Gli uomini sei.

Gli otto consiglieri di opposizione del centrosinistra (Lorenzo Mascagni, Marilena Del Santo, Catuscia Scoccati, Manuele Bartalucci, Rinaldo Carlicchi, Ciro Cirillo, Carlo De Martis e Marco Di Giacopo) hanno firmato ieri una mozione in cui evidenziano questo problema.

«Nel’'anno in cui si festeggia il settantesimo anniversario del riconoscimento del voto alle donne, e all’indomani del varo della nuova giunta, riteniamo opportuno rammentare il rispetto della Legge Del Rio al sindaco Vivarelli Colonna, il quale, evidentemente, è più interessato ad applicare il Manuale Cencelli, anziché le leggi dello Stato».

A dire la verità anche in qualche altro comune è accaduta la stessa cosa. Alcuni sindaci hanno provato a interpretare la legge e, per ripristinare la legalità, sono dovuti intervenire il Tar e il Consiglio di Stato.

Lorenzo Mascagni e gli altri firmatari giustificano questa prima mozione come «un dovere verso le elettrici, ma non solo, perché – concludono – una politica declinata anche al femminile rappresenta un’occasione di straordinario arricchimento per l’intera comunità».

Al momento non c’è stata una risposta da parte del centrodestra. Dal Comune si fa notare che le motivazioni della scelta sono esplicitate nel decreto di nomina della nuova giunta e che la questione è di natura tecnico-giuridica. Fine delle trasmissioni.

La giurisprudenza, su questo fronte, è in verità piuttosto controversa. Con una circolare del Ministero degli Interni del 2014 si cercò di chiudere la querelle, ma così nei fatti non è stato. La legge numero 56/14, al comma 137 dell’articolo 1, prevede una percentuale precisa a garanzia della parità di genere nelle giunte, pari al quaranta per cento; nel computo del quorum richiesto, secondo prevalente giurisprudenza, è annoverato anche il sindaco, non essendo stata usata la formula “senza computare a tal fine il sindaco”. Ci sarebbe però una scappatoia. Laddove non sia possibile arrivare al quaranta per cento basta fornire un’adeguata motivazione sulle ragioni della mancata applicazione del principio di pari opportunità.

Per la cronaca, una volta insediata la nuova giunta e surrogati i cinque consiglieri dimissionari – qualora venissero richiesti dei pronunciamenti da parte del Tribunale amministrativo regionale e successivamente del Consiglio di Stato e quest’ultimi risultassero favorevoli ai ricorrenti - è molto probabile che a rimetterci il posto (a favore di una donna) siano gli unici due consiglieri maschi esterni: quindi uno tra Giacomo Cerboni e Luca Agresti.

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