Il Tirreno

Grosseto

LA SENTENZA

Dimenticò un bimbo a bordo, autista di scuolabus assolto

di Pierluigi Sposato
Uno scuolabus
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Uno scuolabus

Castel del Piano, il giudice ha riconosciuto che non ci fu un abbandono volontario del minore Il codice punisce il dolo, in questo caso c’è stata solamente una colpa

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CASTEL DEL PIANO. C’è stata solo colpa e non dolo. E poiché il codice punisce solamente chi abbandona volontariamente un minorenne, il giudice ha mandato assolto l’autista dello scuolabus che non si era accorto che a bordo era rimasto un piccolo di 4 anni.

Il fatto non costituisce reato è la formula con la quale il giudice Marco Mezzaluna ha assolto Piercarlo Manfredi, 54 anni, che la mattina del 28 gennaio 2013 aveva lasciato inavvertitamente il bambino sullo scuolabus sul quale questi era salito per andare alla materna. Il giudice ha maturato la convinzione sulla base delle varie testimonianze, tra cui quello dell’allora comandante della polizia municipale. A scoprire il piccolo a bordo era stato un altro autista della società che gestiva il servizio e che, rientrando all’autorimessa, posteggiato il proprio mezzo accanto allo scuolabus, si era accorto che nelle ultime file di quest’ultimo c'era un bambino. Aperta la porta del conducente (quelle per i passeggeri erano chiuse), l’autista aveva fatto scendere il piccolo. «Mi hanno dimenticato qui stamani…» aveva risposto candidamente. L’autista aveva fatto salire il bambino sulla sua auto, accendendo il riscaldamento (quella mattina faceva freddo), e aveva chiamato la polizia municipale. Anche al comandante il piccolo, che aveva detto nome, cognome e abitazione, aveva ripetuto di essere stato dimenticato. I genitori, subito avvertiti, avevano recuperato il bambino e lo avevano portato a casa.

Ascoltati in aula, i genitori hanno specificato che il primo autista, da loro interpellato, si era giustificato dicendo di non essersi accorto che c’era un bambino seduto in fondo e che comunque era l’accompagnatrice la responsabile dei piccoli. La donna, 47 anni, tempo fa aveva chiuso le sue pendenze con un patteggiamento di fronte a un altro giudice, mentre Manfredi, assistito dall’avvocato Massimiliano Arcioni, ha deciso di andare in dibattimento.

Anche il viceprocuratore onorario Pamela Di Guglielmo, ascoltate le testimonianze, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Una richiesta cui si è naturalmente associato il difensore. «Risulta del tutto evidente - scrive il giudice nelle motivazioni contestuali - che l’abbandono del minore non è stato volontario bensì addebitabile a negligenza del conducente che, all’atto di parcheggiare il veicolo nel deposito, non ha verificato la presenza del bambino all’interno del mezzo, seduto su uno degli ultimi sedili lato finestrino, e quindi sul lato opposto rispetto a quello dove è situata la cabina di guida, facendo affidamento sul fatto che durante il giro mattutino a bordo era presente la responsabile accompagnatrice dei minori». Nessun dolo.

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