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Grosseto

Caccia, stop al “cartello” tra associazioni per gli Atc

Caccia, stop al “cartello” tra associazioni per gli Atc

Con tre ricorsi partiti da Grosseto il Tar rivede i criteri di nomina dei consigli in tre province toscane. Isidori (Libera caccia): «Finalmente giustizia è fatta»

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GROSSETO. Il Tar della Toscana, con tre sentenze che hanno definito altrettanti procedimenti, ha puntualizzato i criteri che devono improntare la scelta tra le associazioni più rappresentative dei membri degli Atc e, allo stesso tempo, ha annullato le delibere di nomina dei consigli degli Ambiti territoriali di caccia di Firenze, Lucca e Grosseto.

La vicenda è stata sollevata dall’associazione Libera caccia che, nonostante nelle province toscane dove ha impugnato le nome fosse la terza associazione per numero degli iscritti e la seconda a livello nazionale, veniva esclusa per effetto del “cartello” che facevano tra di loro tutte le altre associazioni designando insieme i membri da nominare. Complici gli uffici delle Province interessate che applicavano il criterio di rappresentativa con un metodo maggioritario, ovvero premiando l’aggregazione più numerosa e quindi ratificando le designazioni del cartello.

La legge, però, non dice questo e la associazione Libera caccia, difesa dall’avvocato Fabio Tavarelli, ha impugnato le deliberazioni di nomina di Firenze, Lucca e Grosseto che la avevano esclusa proprio riconoscendo la rappresentatività solo al soggetto “maggioritario”.

Il Tribunale amministrativo della Toscana, con una pronuncia che lascerà il segno, dopo aver respinto la richiesta cautelare di sospensiva, ha accolto i ricorsi, annullando le tre deliberazioni provinciali di nomina.

A fondamento della pronuncia, i giudici fiorentini hanno precisato come la chiave per applicare correttamente la norma in ordine alle nomine dei membri dei consigli degli ambiti sia temperare il «principio di rappresentatività con il principio di partecipazione pluralistica», e quindi tenere conto anche dei soggetti che, rappresentativi per numero degli iscritti, non hanno inteso raggrupparsi con gli altri.

«Le sentenze del Tar finalmente hanno fatto giustizia in una vicenda iniqua – dice il presidente della Libera caccia Paolo Isidori –. C’è voluta una sentenza per riconoscere la rappresentatività della Libera caccia al pari delle altre associazioni, non bastava evidentemente il numero degli iscritti».

«Siamo molto soddisfatti di queste pronunce – prosegue Isidori – crediamo anche che non sarebbe stato necessario arrivare a questo, se solo le Province avessero guardato più agli interessi dei cacciatori anziché premiare le associazioni più politicizzate che servivano facili soluzioni in cambio del monopolio nella gestioni degli ambiti. Questa lunga battaglia alla fine ha premiato il nostro essere vicino ai cacciatori e fuori dai salotti della politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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