Il Tirreno

Grosseto

«Se Angelini va alla Lega chiediamo le dimissioni»

di Francesca Gori
«Se Angelini va alla Lega chiediamo le dimissioni»

Il neoeletto in consiglio comunale ha lasciato gli incarichi nel partito L’amarezza di Fabrizio Rossi e dell’esecutivo: «Si comporta da voltagabbana»

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GROSSETO. Sarebbe stato uno dei papabili ad entrare nella prossima giunta. O almeno il suo partito lo avrebbe proposto per un assessorato. Ma le strade di Pierfrancesco Angelini, eletto nelle file di Fratelli d’Italia e quelle del suo partito sembrano essere destinate a separarsi. Lui ha raccattato 211 voti, alle ultime elezioni con il partito di Giorgia Meloni. Ma subito dopo la vittoria del centrodestra ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi che ricopriva in Fratelli d’Italia lasciando l’assemblea nazionale e il posto da responsabile della famiglia e del sociale a livello regionale. Un terremoto che potrebbe nascondere (e nemmeno più di tanto), un cambio di casacca dell’avvocato. Angelini potrebbe aver deciso di spostare la sua sedia in consiglio comunale dal banco di Fratelli d’Italia a quello della Lega nord. «Se davvero succedesse questo - dice Fabrizio Rossi, in lizza per un posto da assessore nella giunta targata Vivarelli Colonna - chiederemo le dimissioni ad Angelini. Ma bisogna aspettare la proclamazione del consiglio comunale». Potrebbe essere tanto rumore per nulla, per dirla alla Shakespeare. Oppure, dietro le dimissioni rassegnate da uno dei fondatori del partito a Grosseto ci potrebbe essere davvero un accordo con la Lega, come si sente ormai dire e ribadire da giorni. «Angelini ha fatto campagna elettorale con noi - aggiunge Mario Pellegrini, membro dell’assemblea nazionale del partito - e ha raccolto anche molti voti. Io lo avrei proposto come assessore: ha già fatto due legislature in consiglio ed è un uomo d’esperienza. Questa sua scelta ovviamente ci ha spiazzati tutti, ma ora possiamo solo prendere atto della sua decisione».

Seduti al tavolo, tra la croce di Cristo e la fotografia di Giorgio Almirante, i volti di Rossi e Pellegrini perdono a tratti il sorriso cordiale dispensato durante la campagna elettorale. Sono increduli, soprattutto. «Il nostro candidato ha condiviso un percorso con noi e ha firmato anche un documento, come candidato, che lo impegnava a rappresentare in consiglio quelle che erano le nostre istanze - aggiunge Fabrizio Rossi - Scegliere un altro gruppo in consiglio è tradire l’elettorato. Le persone che lo hanno votato sono quelle che lo hanno identificato con il nostro partito».

Eppure, la legge permette ad Angelini di portare i suoi voti a un altro partito, pur avendo corso con Fratelli d’Italia. «Sì, la legge che vieta ai voltagabbana di esseri tali non c’è - dice Rossi - anche se sarebbe necessaria. Noi con la Lega Nord abbiamo già parlato ma non abbiamo avuto conferma di queste voci e i rapporti sono ottimi. Non poniamo certo il veto e governeremo insieme come ci ha chiesto la città. Ma Angelini deve darci comunque qualche risposta». Che, probabilmente, arriverà solo il giorno in cui il consiglio comunale si insedierà. O almeno quando Angelini spiegherà il motivo per il quale ha fatto questa scelta che è arrivata come un fulmine a ciel sereno nel partito che porterà in consiglio oltre a Rossi e Angelini anche Gino Tornusciolo e Andrea Guidoni.

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