Il Tirreno

Grosseto

Scuole allo Scalo, Pro loco infuriata

di Alfredo Faetti
Scuole allo Scalo, Pro loco infuriata

L’associazione al Comune: «Scarlino non è nemmeno l’ombra del paese che fu»

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SCARLINO. Da una parte c’è il progetto (già avviato in cantiere) di una nuova scuola allo Scalo, più grande e funzionale di quella attuale, che una volta aperta ridisegnerà tutto il quadro dell’offerta didattica scarlinese. Dall’altra c’è il timore che questa nuova e prorompente struttura possa segnare il definitivo spostamento dei servizi essenziali dal capoluogo verso la valle, ormai più popolosa, lasciando al centro storico soltanto il suo fascino antico.

È su queste due posizioni che va avanti la discussione tra l’amministrazione e l’associazione turistica Pro loco, con quest’ultima che attacca da tempo il trasferimento delle scuole allo Scalo.

Il sindaco Marcello Stella è stato chiaro a riguardo: «Il trasferimento arriverà in modo partecipato». Il che significa che gli scarlinesi saranno chiamati a dire la propria su quali istituti dovranno lasciare il capoluogo per la frazione.

L’associazione, a inizio aprile, aveva chiesto anche chiarimenti a riguardo con una lettera inviata all’amministrazione, senza però ottenere risposta. Alcune spiegazioni indirette però sono arrivate durante l’ultima conferenza stampa di Stella insieme all’assessore all’Istruzione Francesca Mencuccini, in cui appunto sono arrivate delle garanzie su una campagna partecipativa che anticiperà l’apertura del nuovo plesso, in programma, salvo imprevisti, per l’inizio dell’anno scolastico 2017/2018.

L’associazione però torna all’attacco. «La questione riguarda cosa si vuol fare dei centri storici, a Scarlino come in tutta la Maremma – dice la Pro loco –. Per aver assecondato, nei decenni, l’uscita dai nostri borghi di gente, cultura ed attività a favore di un urbanesimo spontaneo legato agli interessi privati, anche speculativi, Scarlino non è più nemmeno l’ombra del borgo antico di una volta, quand’era animato da botteghe artigiane, frantoi, professionisti, commercianti e tecnici, che mantenevano vivo un tessuto culturale e sociale, che non c’è più».

Un attacco, quello dell’associazione, rivolto in particolar modo verso Mencuccini. «Ci rendiamo conto che questi sono argomenti che appartengono a una cultura politica, che può essere estranea a chi, d’un tratto, si assume l’impegno di amministrare una comunità, senza una storia personale e di appartenenza, che la potrebbe ispirare e sostenere, se l’avesse – prosegue la nota –. Ma siamo in un tempo in cui è lecita, anzi ricercata, l’improvvisazione e, la colpa maggiore è di chi ciò asseconda».

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