Sei mesi d’attesa per gli infusori dei diabetici
Ritardi record a Grosseto nella consegna dello strumento che sostituisce le iniezioni
GROSSETO. Per i diabetici di tipo 1 da tempo c’è un’alternativa alle ripetute iniezioni quotidiane di insulina. I microinfusori, o “micro”, come li chiamano i pazienti, sono strumenti che vengono “indossati” ventiquattr’ore su ventiquattro dal paziente. E funzionano bene. Rilasciano le quantità necessarie del farmaco riequilibratore e stanno migliorando la qualità della vita di coloro ai quali è stato prescritto.
In provincia di Grosseto sono una quarantina i pazienti in trattamento con microinfusore: 40 su 400 in carico con diabete di tipo 1. A questi vanno aggiunti 4-5 ragazzi. Altri sono in attesa di riceverlo.
Si tratta di apparecchi comandati in parte a mano e in parte automaticamente secondo le impostazioni del diabetologo. Come tutti i presìdi sanitari per diabetici insulinodipendenti, anche questi sono a carico della Asl.
Nel caso di Grosseto, quando il diabetologo ne fa richiesta per un paziente, l’azienda sanitaria manda la domanda all’Azienda ospedaliera pisana che deve dare l’approvazione.
A quel punto la pratica torna in Maremma, dove l’Asl, tramite Estar, acquista i microinfusori e poi li consegna al paziente. Nella prima consegna questi riceve il corpo del microinfusore – grande su per giù quanto un cellulare – e il materiale usa e getta (ago e cannule nel caso di microinfusori con il catetere; pod, ovvero un cerotto con microserbatoio integrato, per i microinfusori senza catetere); nelle successive consegne il paziente riceve solo il materiale usa e getta.
A Grosseto però c’è un problema. La filiera della consegna ha il freno a mano tirato. Lo denunciano coloro che stanno aspettando il loro microinfusore.
Mentre infatti in altre Asl toscane, tra il via libera da Pisa e la consegna al paziente, passano al massimo un paio di settimane (è ciò che succede ad esempio a Livorno, a Viareggio e Firenze), a Grosseto c’è una mezza dozzina pazienti in prolungata attesa: quattro fin da gennaio, altri con richieste presentate tra marzo e maggio.
E non si tratta solo di adulti – seguiti dall’unità operativa di Diabetologia diretta dalla dottoressa Loredana Rizzo – ma anche di adolescenti, che sono invece in cura alla Diabetologia pediatrica, dalla dottoressa Cristina Soci. Pare che una prima mandata sia stata effettivamente acquistata.
«Ci viene detto da tempo che si registrano difficoltà a procedere con gli ordini, e i motivi sarebbero di varia natura – spiegano i pazienti in attesa – il sistema non è mai stato particolarmente veloce. Già due anni fa si sono tenuti due audit tra diabetologi e il responsabile delle Politiche del farmaco, Fabio Lena, dove si chiedevano spiegazioni sul motivo per cui una paziente aveva dovuto attendere oltre sei mesi».
L’unica attenuante, per la struttura, è rappresentata dal fatto che le richieste degli ultimi mesi sono cadute in un momento di riorganizzazione dell’azienda, con l’accorpamento delle tre Asl nella megastruttura di area vasta Arezzo, Siena, Grosseto.
«Speriamo – scherzano i diabetici – che l’ingigantimento della macchina non abbia ingigantito anche la burocrazia...».
Va anche detto che gli ultimi microinfusori chiesti dai diabetologi del Misericordia sono di nuova produzione e non rientrano nel materiale acquistabile dall’Asl nell’ambito della gara. Sono, insomma, da comprare in economia e soprattutto un modello, quello senza catetere, ha un corredo di materiale usa e getta molto costoso.
La spesa, per ciascun dispositivo, si aggira intorno ai 5.000 euro, più altri 1.500 euro per il corredo del materiale usa e getta.
Il risultato è che i pazienti restano in attesa e le case farmaceutiche, che forniscono gratuitamente il materiale durante il periodo di prova, cominciano ad avere difficoltà, visto che i tempi si sono dilatatati e il numero dei pazienti è in crescita.
«Quanto ancora c’è da aspettare? – chiedono i pazienti – perché la decisione della terapia tramite microinfusore non è solo una semplice “opzione” o uno “sfizio”. Per alcuni pazienti è l’unico modo di tenere a bada un andamento glicemico che, con la terapia tramite iniezioni, sarebbe difficile da gestire, con tutte le conseguenze pericolose che un diabete fuori controllo porta con sé, a lungo andare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
