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L’esperto: agricoltori non fate affari con i supermercati
Giornata dell’Economia, parla il numero uno di Infocamere «La chance è il mercato estero non la grande distribuzione»
GROSSETO. Piccoli imprenditori agricoli non fatevi stregare dall’idea di piazzare i vostri prodotti – frutta, verdura, formaggi, pani e farine, per esempio – sui banchi di un supermercato. La soluzione per fare affari con la terra non è questa. Parola di un esperto con la “e” maiuscola: Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere, il braccio tecnologico, nonché il maxi archivio informatico, delle Camere di Commercio italiane. Ieri Ghezzi era a Grosseto per la Giornata dell’Economia, appuntamento annuale organizzato (anche) dall’ente camerale grossetano. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con lui e per capire quali vantaggi e quali servizi le imprese maremmane possono ottenere dalla Camera di Commercio. Non è raro, del resto, che il piccolo imprenditore medio non abbia chiaro a cosa serva la Cciaa e come possa semplificargli la vita: e invece l’ente sarà sempre di più un contenitore di servizi, anche perché la storica mission della promozione del tessuto economico nel quale opera gli è stata praticamente azzerata. Siamo in una fase di trasformazione: a fine estate sarà realtà la nuova Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, frutto della fusione tra la Cciaa locale e quella livornese.
Fatto 100 il numero delle imprese del Grossetano, 32 (il 31,6%) sono agricole, la stragrande maggioranza di esse sono micro e tradizionalmente poco abituate a maneggiare la tecnologia: è così?
«Sì, lo è, eppure “i piccolissimi” sono la nostra eccellenza: l’agroalimentare è una delle eccellenze italiane. E per assurdo, il mercato è quello mondiale».
Il problema è che la Maremma esporta pochissimo: (il valore dell’export provinciale 2015 è di appena 320 milioni di euro). Piuttosto, i piccoli coltivatori e i piccoli allevatori, i micro caseifici fanno i salti di gioia quando riescono a strappare un contratto con un supermercato...
«Ma non è la soluzione. Anzi, è sbagliato. La grande distribuzione è il nemico. Per un anno può andarti bene, ma se l’anno successivo non ti confermano il contratto? È la pluralità di clienti che ti assicura la garanzia».
E quindi, secondo lei, cosa dovrebbe fare un piccolo imprenditore agricolo per farsi un portafoglio clienti diversificato?
«Deve farsi trovare pronto».
In che senso?
«Le faccio un esempio. Un mio amico ha una piccola impresa agricola in provincia di Livorno, a Suvereto. Produce olio. Adesso tutta la sua produzione va in Canada».
Perché proprio in Canada?
«Perché tempo fa una gita scolastica canadese visitò la sua azienda. Dopodiché c’è stato il passaparola; chi l’ha cercato su Internet, ha trovato il sito web della sua azienda. Lui era pronto: con il sito internet, con, la e-commerce, con la firma digitale. Gli imprenditori devono capire che la firma digitale non serve solo una volta all’anno per il commercialista, ma serve piuttosto a firmare contratti con clienti che possono essere sparsi ovunque nel mondo. Il caso dell’oleificio del mio amico è uno, ma chissà in Maremma quante piccole imprese agricole possono fare ciò che ha fatto lui. E anche la città ne gode: i turisti girano, se vanno a Castiglione per il mare e poi piove, sicuramente verranno anche a Grosseto... e così via. Il ruolo della Camera di Commercio è proprio quello di sostenere questi processi».
Quanti soldi deve spendere un piccolo imprenditore agricolo per farsi trovare pronto (come dice lei)? Per avere insomma la “dotazione” tecnologica base (sito web adeguato, dimestichezza con il commercio e la firma digitale...)? Diecimila euro?
«Ma ne bastano anche assai meno. Il tema vero é: avere la consapevolezza di ciò che serve, un minimo di conoscenza che ti permette anche di fare da solo senza ricorrere a consulenti, per esempio».
Il numero uno di Infocamere ha indicato la strada.
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