Il Tirreno

Grosseto

«Il paziente aveva firmato solo per l’intervento al colon»

di Pierluigi Sposato
«Il paziente aveva firmato solo per l’intervento al colon»

Omicidio colposo, al processo a due medici del Sant’Andrea parla il ct dell’accusa «C’erano anche due tumori al rene ma servivano esami prima dell’asportazione»

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MASSA MARITTIMA. «Il paziente era entrato in sala operatoria firmando il consenso solo per l’adenocarcinoma al colon e non per problemi relativi al rene». Nel rene c’erano sì due tumori «ma non c’era urgenza. Dovevano essere tra l’altro eseguiti approfondimenti. E a che mi risulti, una biopsia in sala operatoria non si fa».

Al processo per omicidio colposo per la morte di un paziente ottantenne, il follonichese Giuseppe Mazzarani (luglio 2012), è la volta dell’accusa. E quelle sono le parole del consulente della Procura, il dottor Matteo Benvenuti, medico legale di Siena, sulla cui relazione era stata costruita l’imputazione a carico dei due chirurghi che al Sant’Andrea di Massa Marittima operarono Mazzarani, Simone Cecconi e Domenico De Sando, ora sotto accusa davanti al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi; Mazzarani era morto a pochi giorni di distanza in rianimazione a Grosseto. Omissioni e modalità di intervento sono al centro delle contestazioni del sostituto procuratore Salvatore Ferraro. Prima dello specialista, hanno parlato la figlia e il genero di Mazzarani. La donna ha ricordato che il padre era stato portato il 27 giugno in ospedale e che l’indomani era stato sottoposto all’intervento per i polipi al colon: «Sì, la sera del 27 mio padre mi parlò dell’ecografia che gli era stata fatta in giornata, e io non sapevo che doveva essere fatta, ma era del tutto tranquillo. Al termine dell’intervento, il 28, ci dissero che erano dovuti intervenire anche sul rene con una biopsia, che l’organo si era spappolato e che mio padre aveva perso 2 litri e mezzo di sangue; doveva essere portato in rianimazione, a Grosseto». Il genero ha sottolineato che «mio suocero non sapeva nulla della seconda operazione: altrimenti io avrei bloccato tutto, non gliel’avrei fatta fare. Sì, mio suocero era nel pieno delle sue facoltà mentali». A Mazzarani fu causata anche una lesione alla milza». I familiari (parte civile con l’avvocato Marconi) si erano opposti all’autopsia, che non fu fatta: il corpo venne cremato.

Il dottor Benvenuti ha precisato di aver operato sulle sole cartelle cliniche ma che «comunque il quadro era chiaro. La causa di morte era dovuta all’eccessivo sanguinamento, di circa tre litri. Mazzarani dopo l’ecografia era un paziente completamente diverso rispetto a quello prima dell’ecografia», che aveva segnalato almeno due lesioni renali «obbligatoriamente da studiare». Lui era «un paziente critico, da studiare. E andavano date informazioni al paziente. Ecco, questo è un esempio tipico da portare in aula agli studenti: il consenso c’era solo per il colon».

Benvenuti, che ha risposto anche alle domande del difensore Luciano Giorgi (sulla reale presenza di due tumori nel rene asportato e anche a proposito di quanto avvenuto in rianimazione, quando a Mazzarani fu staccato il respiratore) ha tenuto a precisare che per operare il rene «servivano un altro ospedale e una struttura di livello più alto». A gennaio parlerà il consulente della difesa.

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