Il Tirreno

Grosseto

Sotto accusa per il dna delle tracce di sangue

Sotto accusa per il dna delle tracce di sangue

Imputato di furto di cellulari un giovane turco che si era fatto medicare al pronto soccorso

2 MINUTI DI LETTURA





FOLLONICA. Nel vano ascensore c’era una felpa intrisa di macchie di sangue. Sangue anche sulla pulsantiera. E gocce di sangue anche lungo le scale. Un paio di scarpe fuori dal portone, vicino ad alcuni attrezzi da scasso: una mazza, un martello, punte da trapano. La scatola di un cellulare e carta per una confezione natalizia avevano completato il quadro dei ritrovamenti all’interno e all’esterno di un condominio di via Parenti.

La scatola dell'apparecchio telefonico aveva permesso di stabilire il collegamento tra quei ritrovamenti e il furto avvenuto poche ore prima, di notte, con la spaccata della vetrina del negozio Tim di piazza Vittorio Veneto. I campioni di sangue prelevati dai carabinieri e analizzati dai Ris hanno portato sotto processo un turco di 25 anni, Abdullah Bozkurt, imputato del furto non di uno ma di ben 11 cellulari e di un tablet. L'analisi del traffico telefonico e il fatto che nel pomeriggio di quello stesso giorno (era il 13 dicembre 2012) il giovane uomo si fosse fatto medicare al pronto soccorso del Misericordia di Grosseto per una ferita alla mano avevano indotto i carabinieri dell’allora Tenenza di Follonica - che avevano anche recuperato le immagini di una telecamera di sicurezza - a stringere su di lui le indagini iniziate contro ignoti; erano poi state indagate altre tre donne di origini romena, per le quali è stata chiesta l'archiviazione, e un uomo, la cui posizione è stata stralciata.

Di fronte al giudice Marco Mezzaluna hanno testimoniato i sottufficiali dell'Arma che avevano seguito le indagini. Tutto era partito alle 3.37 della notte quando un sms aveva dato l'allarme al cellulare del proprietario del negozio, che non aveva avuto seguito con l'istituto di vigilanza; alle 6.20 era arrivata la telefonata ai carabinieri di chi, camminando, aveva notato la vetrina rotta; poco più tardi l'amministratore di un condominio di via Norma Pratelli aveva segnalato il ritrovamento degli indumenti e del sangue. Fatti gli opportuni sopralluoghi, i militari avevano stabilito il collegamento (il proprietario del negozio aveva riconosciuto come propria anche la carta per il confezionamento) e avevano dato via alle indagini anche con le operazioni di tamponamento di tre campioni di sangue prelevati dall'ascensore. A Roma, i Ris avevano poi stabilito che il dna era riconducibile a quello di Bozkurt. Questi si era inizialmente rifiutato di sottoporsi al prelievo della saliva per il confronto del dna ma vi era stato obbligato dal gip. E così era finito sotto accusa.

L'istruttoria non è finita: a ottobre dovrà essere sentito un altro sottufficiale dei carabinieri. Ha manifestato l’esigenza di ascoltarlo il viceprocuratore onorario Pamela Di Guglielmo e il giudice ha ritenuto opportuna la convocazione per completare l’illustrazione dei mezzi di prova. Difesa Beatrice Spinosa.

Pierluigi Sposato

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino