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«Bilella come Pinocchio, quasi perfetto l'omicidio premeditato di Francesca»
Tra le motivazioni della condanna all'ergastolo dell'agricoltore anche le falsità raccontate in aula: lui geloso, temeva di perdere il lavoro
GROSSETO. «L’immediata interruzione del rapporto di affitto avrebbe significato per lui la perdita dalle casa e della possibilità di mettere in atto il proposito di allevare le pecore. Bilella si sarebbe ritrovato tutt’a un tratto senza un tetto, in una regione che non era la sua, dove si era trasferito per poter godere di un clima più congeniale ai suoi problemi di salute. È di fronte a questa paurosa prospettiva che l’imputato ha covato il proposito omicida»
Si legge anche questo, tra le altre, le motivazioni adesso depositate della condanna all'ergastolo di Antonino Bilella, oggi 72 anni, riconosciuto colpevole dell'omicidio (e con premeditazione) di Francesca Benetti, 55 anni, la proprietaria di Villa Adua dove lui lavorava come agricoltore in forza di un contratto di affitto. Un delitto avvenuto il 4 novembre 2013, nella stessa proprietà nelle campagne di Potassa dove la donna era stata attirata con un pretesto. La Corte di assise in 164 pagine ha condensato lo sviluppo del processo e le convinzioni raggiunte al termine del dibattimento. E ha definito «quasi perfetto» il delitto: a compromettere il progetto di Bilella, secondo i giudici, sono state le due gocce di sangue della donna trovate dai carabinieri nella Punto bianca di cui Bilella aveva cercato di sbarazzarsi rottamandola («pesano come un macigno»). Un delitto premeditato da qualche giorno, sempre secondo la Corte di assise, dopo che Bilella aveva visto infrangersi le pretese amorose e aveva compreso che Francesca voleva licenziarlo.
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