Il presidio
Ha allevato 58 bambini: addio mamma Irene, cofondatrice di Nomadelfia
La Bertoni aveva 93 anni e con don Zeno dette vita alla comunità cattolica alle porte di Grosseto. Il cordoglio del vescovo
GROSSETO.Nomadelfia è in lutto. La sera del 15 maggio Irene Bertoni, cofondatrice di Nomadelfia, assieme a don Zeno, e prima mamma di vocazione, è morta a Roma a 93 anni. Era nata a Mirandola il 6 febbraio 1923. Era entrata a Nomadelfia, allora Opera Piccoli Apostoli, il 21 luglio 1941. Aveva 18 anni, al tempo minorenne, ed era studentessa liceale.
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È considerata la fondatrice di una nuova figura all’interno della Chiesa: quella di donne vergini non consacrate, che rinunciano al matrimonio per accogliere figli abbandonati. Sono le “mamme di vocazione”, uno dei pilastri sui quali don Zeno poggerà le basi per la costruzione di Nomadelfia, la comunità cattolica vicino Batignano (Grosseto) dove non esiste proprietà privata e dove le famiglie, seguendo fedelmente il Vangelo, accolgono bambini senza padre e madre.
Irene fu la prima donna a proporsi di allevare dei trovatelli da sola. “L’8 dicembre 1941, Irene, si presenta al vescovo con due figli _ si legge nella pagina Internet di Nomadelfia che dà l’annuncio della morte _. Gli dice: “Non sono nati da me, ma è come se li avessi partoriti io”. Le sono stati affidati don Zeno. Il vescovo benedice questa giovane e in lei benedice una maternità virginea, non dalla carne o dal sangue, ma dallo spirito e dalla volontà. La famiglia di Irene verrà benedetta poi nel giorno di Natale del 1941”. Irene aveva 18 anni.
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Molte altre donne la seguiranno e dopo pochi anni si uniranno a Irene e a don Zeno anche famiglie di sposi, tutte disponibili ad accogliere bambini in stato di abbandono. I bambini vengono accolti a Nomadelfia, e sono affidati all'altare alle mamme di vocazione o alle famiglie.
Per oltre cinquant’anni circa Irene Bertoni ha vissuto a Roma curando i rapporti con la Santa Sede e con lo Stato Italiano. Ha incontrato in questo periodo sia i vari papi (Pio XII, Giovanni XXIII, in particolare Giovanni Paolo II e anche papa Francesco) che i presidenti della Repubblica Italiana. Nel corso della sua esistenza ha donato la maternità a 58 figli.
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“Grati e riconoscenti al Signore della vita per il dono totale della sua esistenza in favore dell’infanzia abbandonata, affidiamo a lui mamma Irene di Nomadelfia, che insieme a don Zeno contribuì a fondare la comunità dove la fraternità è legge”. Con queste parole il vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, esprime il cordoglio della chiesa di Grosseto per la morte di mamma Irene, deceduta a Roma, dove ormai viveva stabilmente dagli anni ’70 nella casa donata a Nomadelfia dal Beato Paolo VI. Mamma Irene aveva 93 anni. Era nata, infatti, a Mirandola il 6 febbraio 1923.Entrò a Nomadelfia che aveva solo 18 anni. Era il 21 luglio 1941. Di lei più volte don Zeno ha detto: “Se non fosse arrivata Irene avrei chiuso”.
“Con Irene – prosegue il vescovo – è nata una forma nuova e profetica di maternità, quella delle mamme di vocazione, donne che nella loro esistenza si sono prese cura di bambini che non avrebbero avuto alcun altro affetto, crescendoli, facendoli diventare donne e uomini cristiani. Di questo servizio dobbiamo essere grati a Irene e a tutte le mamme di vocazione che Nomadelfia ha generato e offerto al nostro tempo. In lei vediamo il segno forte di una cristiana che ha saputo prendere sul serio il Vangelo, la chiamata alla fecondità di vita, che è di tutti, e il rispetto per ogni esistenza, di cui si è fatta carico amandola e curandola in quella logica evangelica dell’attenzione ai più piccoli, a coloro cioè che oggi Papa Francesco ci indica come gli "scarti" di una società che continua a marginalizzare e tende ad escludere, a scartare appunto”.
I funerali si svolgeranno mercoledì 18 maggio a Nomadelfia alle 10.30
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