Il Tirreno

Grosseto

Via foto e nomi dei candidati: metà propaganda è fuori legge

Gabriele Baldanzi
I gazebo di due candidati sindaco a Grosseto, quello di Giacomo Gori del M5s, in primo piano, e quello di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, in secondo piano a sinistra, installati da settimane a Porta Nuova (foto Bf)
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I gazebo di due candidati sindaco a Grosseto, quello di Giacomo Gori del M5s, in primo piano, e quello di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, in secondo piano a sinistra, installati da settimane a Porta Nuova (foto Bf)

Il quesito, partito inizialmente dalle paline del Pd, si allarga a gazebo e sedi elettorali. Che, secondo vecchie norme, non possono esporre altro che le insegne dei partiti

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GROSSETO. Sul tavolo del viceprefetto vicario di Grosseto, Luigi Manzo, balla il destino di una marea di carta, plastica e plexiglas. Quello che sembrava un banale quesito figlio della curiosità, nato sui social network di fronte alla foto di un giovane consigliere del Pd – Manuele Bartalucci – ritratto in un parco pubblico, a Roselle, accanto a un’insolita palina con affissi quattro cartelli, è diventato un caso. Una questione che ha messo in imbarazzo, per prima, l’amministrazione comunale del capoluogo.

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Ieri, su ordine del comandante della Municipale Felice Carullo, i vigili urbani hanno iniziato a visitare gazebo e sedi dei comitati elettorali, invitando i responsabili a togliere al più presto ogni indicazione in carta o plastica relativa ai candidati. Addirittura le sedie dall’interno dei gazebo.

Tra le mani una circolare che dettaglia cosa si può fare e non si può fare a partire dal trentesimo giorno antecedente quello della votazione, vale a dire da venerdì 6 maggio.

Il riferimento è a due leggi piuttosto datate e mai applicate prima in modo così fiscale. La prima è la 212 del 1956 (articolo 6); l’altra la 130 del 1975 (articolo 7).

Già da martedì, prima attraverso i social network, poi direttamente alla redazione del Tirreno, erano giunte segnalazioni rispetto alla novità delle paline elettorali introdotte dal team della comunicazione di Lorenzo Mascagni, una soluzione innovativa per Grosseto, studiata apposta per coloro che intendono distribuire materiale in parchi e giardini della città e delle frazioni, accanto a una panchina. Nella missiva si esprimevano dubbi sia su questa soluzione, sia sul fatto che i gazebo in centro fossero letteralmente tappezzati «di propaganda figurativa fissa».

Qualcuno evidentemente conosceva le leggi e sapeva che quasi tutte le forze politiche in campo stavano muovendosi – già da venerdì – sul filo della legalità. E così è partito un quesito, prima verbale (rivolto al segretario comunale Mario Venanzi) e poi scritto.

I vigili urbani ne hanno preso atto e lo hanno girato subito alla Prefettura. A presentarlo pare che siano stati alcuni militanti di Insieme a Sinistra.

La norma, in effetti, parla chiaro. Unico dubbio è la vetustà di quelle indicazioni. In pratica è vietato da venerdì scorso il lancio di volantini in luogo pubblico o aperto al pubblico, ma soprattutto – e qui sta l’inghippo – la propaganda elettorale figurativa, a carattere fisso, in luogo pubblico, escluse le insegne delle sedi dei partiti.

Cosa significa è presto detto. Le vetrofanie sulle sedi elettorali vanno rimosse; via il volto gigantesco di Antonfrancesco Vivarelli Colonna in via Aurelia nord e il confezionamento della facciata dell’edificio; via gli adesivi e le scritte dalle vetrate di Casa Mascagni in via Oberdan. E così – più in piccolo – stessi provvedimenti per Massimo Ceciarini, Massimo Felicioni e gli altri.

Questa interpretazione restrittiva non l’hanno presa bene i due principali schieramenti. «Siamo in attesa di avere le ultime indicazioni – spiega Luca Agresti (coordinatore della campagna elettorale di Vivarelli Colonna) – decideranno a Roma, al ministero dell’Interno, poi verrà informata la Prefettura e quindi i vigili urbani. Spero nel buon senso. Mi sembra una novità assoluta questa storia dei divieti. Le leggi a cui si fa riferimento sono preistoria. Non voglio credere che queste norme vengano applicate così anche a Milano, Roma o Napoli. Comunque, nel caso, ci metteremo in regola».

Per la cronaca, a Venezia, nel 2012, la Prefettura fece applicare alla lettera queste disposizioni, concedendo soltanto una bandiera fuori dai gazebo e dai comitati elettorali.

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