Il salotto buono imbrattato dai vandali
Il Chiasso delle Monache, di fronte a piazza San Francesco, reclama decoro. Il commerciante Nardini: «Basta degrado»
GROSSETO. Deturpato, vandalizzato, riempito di scritte da anni, il Chiasso delle Monache reclama nuova vita. E soprattutto pulizia. Nella piccola via che profuma di storia e si affaccia in piazza San Francesco le pareti sono imbrattate e versano in condizioni oscene.
È invenduto da anni un fondo pubblico che ospitava il ristorante Il gatto e la Volpe e che la Provincia aveva inserito tra i beni da alienare (circa 200.000 euro, sempre invenduto): la porta a vetri è inguardabile. Qui si affaccia anche il retro delle Clarisse, storico palazzo recentemente trasformato dal Comune in condominio culturale e che - se nella facciata di via Vinzaglio mostra i suoi splendori - sul lato di Chiasso delle Monache svela i dolori: scritte spray, sporcizia e bottiglie di vetro appese via via sulle ringhiere. Ogni giorno i soliti vandali aggiungono nuovi capitoli, murales e parole oscene al già ricco copione: risalgono a due giorni fa le new entries.
Punta il dito Alessandro Nardini, titolare di una notissima attività di cornici e che sollecita una rinascita della piazza e del Chiasso delle Monache. «Sappiamo - dice - che il bello fa progredire mentre il degrado accompagna il degrado. Così negli ultimi casi, a parte rare eccezioni, il centro storico ha brillato solo per fatti negativi. Lavoro in centro da molti anni e nel bene e nel male - racconta lui - lo conosco meglio di molti candidati e “politologi” che nei prossimi giorni se lo giocheranno puntualmente come jolly per la loro campagna elettorale. Lavoro quotidianamente davanti a una chiesa trecentesca e vicino alla chiesa dei Bigi, un luogo importante per il prestigio e per le tasse da “salotto buono” che il Comune fa pagare...».
Ebbene, dice Nardini: «il Chiasso delle Monache e alcune parti di piazza San Francesco sono in condizioni pietose. Ed è una vergogna perché uno sconcio così evidente, che dura tra l’altro da molti anni, non si può più tollerare. Ora che è il tempo delle promesse e dei relativi programmi, speriamo sia la volta buona non solo per chi in centro vive o lavora, ma per l'intera città».
Lavorare in un contesto simile non fa bene a nessuno. «Il centro è di tutti e Grosseto, se vuol essere una città turistica come ha ricordato recentemente l’architetto Chigiotti, ha parecchio bisogno del centro storico: di un centro storico più pulito, elegante e sicuro».
La città, che per il resto è accogliente e solidale, può e deve ripartire soltanto da qui - insiste il commerciante - «perché se ha quartieri gradevoli e ben conservati, le mancano il suo cuore e una memoria storica che non può esercitarsi solo nello struscio serale lungo il corso. Un centro storico dovrebbe essere un luogo di cultura, incontro, riflessione entro un quartiere ben studiato da un punto di vista sociale, con un arredo urbano degno di tal nome...».
Se il nuovo centro culturale delle Clarisse è stato salutato positivamente, non basta. Serve “continuare” su questa strada ed esercitare una trazione positiva.
Qualche esempio? «Un concorso di idee in accordo con la Soprintendenza per un centro storico più fruibile. Una cura del verde da parte dei volontari, un buon progetto per arredare strade e piazze anche con donazioni; una messa in rete del centro storico con tutte le attività commerciali, sociali e culturali per “venderlo” anche nel periodo estivo. Coinvolgere quanto più possibile i cittadini nella cura del verde».
C’è bisogno di mobilitare idee, rendere i cittadini parte attiva, rendere concrete e operative le azioni, dar corpo all’immaginazione. «Nel 2014 - ricorda Nardini mostrando un articolo di giornale - per valorizzare il centro il gruppo di lavoro del Pd guidato da Veronica Tancredi partorì un documento con 10 punti per rivitalizzare il centro»: un concorso di idee, nuova segnaletica, le scuole parte attiva della gestione del verde. E molto altro. «Si può ripartire da qui per riaprire il discorso e lanciare un appello alla politica. Io e altri amici ci auguriamo di vedere a breve una cosa normalissima: una sana ripulitura del Chiasso delle Monache e della piazza San Francesco. Parecchie aiuole cittadine sono curate mentre un’area significativa del cuore cittadino è abbandonata e lasciata in mano a persone cui interessa solo distruggere e imbrattare».
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