Il Tirreno

Grosseto

l’appello dell’avis

Donazione di sangue «L’Asl ci segua di più»

Donazione di sangue «L’Asl ci segua di più»

GROSSETO. «Chiediamo all’Azienda sanitaria locale di seguirci di più organizzando insieme a noi degli incontri periodici quali sono i Comitati di coordinamento che invece mancano dall’inizio dell'anno...

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«Chiediamo all’Azienda sanitaria locale di seguirci di più organizzando insieme a noi degli incontri periodici quali sono i Comitati di coordinamento che invece mancano dall’inizio dell'anno».

È questo l’accorato appello diretto che Carlo Sestini, presidente provinciale Avis, rivolge all’Asl 9 di Grosseto chiedendo all’azienda una maggiore partecipazione sulla gestione dell’utilizzo del sangue e dei suoi derivati nonché sulle decisioni da prendere circa la loro destinazione. «Non capisco il motivo di quest’assenza così prolungata da parte dell’azienda_continua Sestini_dalla quale invece vorremmo essere maggiormente ascoltati, perché da soli non possiamo agire. Rivolgo una richiesta ai vertici dell'Asl 9 di Grosseto di organizzare prima possibile un tavolo di confronto per parlare di questa risorsa e del suo futuro alla luce di una normativa che ha completamento stravolto in negativo la materia creando più di una preoccupazione».

L’Avis provinciale, infatti, punta il dito contro il decreto del Ministero della Sanità del 2 novembre 2015, reo di aver limitato l’acquisizione della qualifica di donatore esclusivamente alla compilazione di un questionario anamnestico (dove devono essere posti tutti “no” per poter diventare donatore) ed all’analisi, oltre che dall’accertamento virologico annuale, di un semplice emocromo come effetto dei recenti tagli alla sanità. «Ma oggi si diventa donatori_tuona ancora Sestini_attraverso un foglio di carta in cui il cittadino si autodefinisce idoneo? In questo modo a subire le conseguenze saranno proprio le sacche di sangue».

Per imprimere una marcia decisa a chiarire la vicenda, il presidente ha annunciato che nelle prossime settimane si svolgerà a Grosseto un convegno per capire meglio il presente ed il futuro delle donazioni dopo l'introduzione della nuova normativa ministeriale. «Non riesco a capire_ribadisce Sestini_neppure come un cittadino possa diventare donatore di sangue ed essere sicuro di donare correttamente solo attraverso un semplice emocromo, che di per sé non rende un quadro completo di perfetta salute. Attraverso l’autocertificazione, poi, oltre a violare la privacy con domande sulle abitudini sessuali, non è nemmeno possibile riscontrare l’effettiva veridicità di quanto dichiarato dal soggetto che rischia addirittura di non donare a causa di un banale raffreddore. Mi sembra assolutamente assurdo».

Stefano Fabbroni

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