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Grosseto

Furti, il fascicolo si spezza in cinque tranche

Furti, il fascicolo si spezza in cinque tranche

Il Tribunale del riesame ordina l’invio delle carte in Sardegna; attenuate alcune misure detentive

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GROSSETO. È destinata a separarsi in cinque tronconi l'inchiesta denominata "Ciriclò" che nelle scorse settimane ha portato all'esecuzione di sedici misure cautelari di gravità differente nei confronti di alcuni componenti della famiglia Alasia per i furti commessi nelle abitazioni nel Grossetano e in Sardegna.

È l'effetto della decisione del Tribunale del riesame che, pur confermando l'impianto dell'associazione per delinquere sostenuta dalla Procura, ha ritenuto che la competenza territoriale per un consistente numero dei furti contestati debba essere spostata in Sardegna. E non a un unico Tribunale ma ben quattro: Cagliari, Nuoro, Oristano e Tempio Pausania. In Maremma resta una piccola parte dei quaranta raid che hanno costituito l'oggetto delle misure cautelari: diciotto, per la precisione, secondo quanto risulta dalle contestazioni mosse nell'ordinanza emessa dal gip ai primi del marzo scorso.

Insomma, l'inchiesta si fraziona in più fronti, con il rischio che la mancanza di un "tetto" forte come l'associazione per delinquere possa far cadere in prescrizione, in Sardegna, reati commessi ormai sei anni fa: ad esempio quello di San Teodoro, agosto 2010, per il quale Mariolino Alasia è sospettato di aver portato via orologi e preziosi per 22mila euro. Ma si tratta comunque di un caso isolato, perché gli altri furti risalgono a epoche più recenti.

I giudici del riesame hanno anche annullato la misura per Mariuccia Alafleur, che torna in libertà; hanno disposto i domiciliari per Orlando Alasia, che esce dunque dal carcere; e hanno confermato invece la detenzione in cella per Mariolino Alasia. Nel frattempo, il giudice delle indagini preliminari aveva via concesso gli arresti domiciliari a Veronica Alasia e a Mery Alasia; aveva revocato i domiciliari a Alina Elena Rusu e a Margherita Alasia (adesso le due donne hanno solo l'obbligo di dimora); aveva imposto a Emanuele Cherubini, già raggiunto dall'obbligo di dimora, il solo obbligo di firma. Il progredire delle indagini e la cristallizzazione degli elementi di prova hanno indotto la magistratura a ridurre la portata delle misure agli indagati assistiti dagli avvocati Roberto Cerboni e Riccardo Lottini.

L'associazione per delinquere è stata contestata, oltre che agli otto indagati sopra citati, anche a Paolo Alasia, Silvano Alasia, Clei Cavazza, Angelo Alasia, Kevin Cavazza, Pamela Fè. A tutti viene contestato di essersi uniti per commettere i furti o comunque di aver partecipato. All'epoca dell'emissione delle misure, Mariuccia Alafleur, Paolo Alasia, Orlando Alasia, Silvano Alasia e Mariolino Alasia erano stati individuati come i capi. (p.s.)

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