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Grosseto

Perquisizione arbitraria e falso Assolti tre agenti di polizia

Perquisizione arbitraria e falso Assolti tre agenti di polizia

GROSSETO. Assolti dal giudice Giovanni Puliatti i tre poliziotti della Questura di Grosseto imputati di aver compiuto una perquisizione arbitraria nei confronti di due stranieri (un ucraino e un...

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GROSSETO. Assolti dal giudice Giovanni Puliatti i tre poliziotti della Questura di Grosseto imputati di aver compiuto una perquisizione arbitraria nei confronti di due stranieri (un ucraino e un polacco, di 59 e 50 anni) di aver omesso di redigerne il verbale nonché di false dichiarazioni (le contestazioni erano mosse all’equipaggio di una Volante), ancora di falso, di favoreggiamento dei colleghi e di rivelazione di segreto d’ufficio (contestazioni per una collega dell’ufficio in Questura).

La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, poco dopo le 18, al termine della requisitoria del sostituto procuratore Salvatore Ferraro e dell’arringa del difensore dei tre poliziotti, l’avvocato Mara Renzetti. Il pm aveva sollecitato 10 mesi per i due agenti della Volante e 8 mesi e 15 giorni per la collega.

I fatti contestati risalgono al settembre 2012. Quel giorno una pattuglia della polizia di stato era intervenuta in piazza Marconi, alla stazione, perché un uomo aveva chiamato il 113 spiegando di essere stato derubato del portafogli. L’accusa sosteneva che gli agenti, sospettando che due stranieri trovati lì vicino avessero qualcosa a che fare con il furto, avessero effettuato una perquisizione abusiva. Perché non avrebbero avvisato i due della possibilità di farsi assistere da un legale e perché avrebbero fatto spogliare i due, uno dei quali ispezionato nelle parti intime. Di tutto ciò non sarebbe poi stata fatta menzione, perché il verbale non era stato compilato; né i due agenti avrebbero riferito al pm l’accompagnamento con l’auto di servizio di uno dei due in Questura. Lì la collega che aveva raccolto le dichiarazioni dello straniero ne avrebbe omesse alcune nel verbale di sommarie informazioni; e tale comportamento avrebbe favorito i due colleghi. Sempre secondo l’imputazione, avrebbe anche consegnato il verbale allo straniero, compiendo così il reato di rivelazione di segreto d’ufficio a proposito delle indagini sul furto.

A dare il via al procedimento penale nei confronti degli agenti era stata una denuncia querela che l’ucraino aveva presentato ai carabinieri quello stesso giorno.

I tre agenti indagati erano stati interrogati e rinviati a giudizio. Si erano anche fatti interrogare in aula, nell’udienza precedente, spiegando il comportamento da loro tenuto in quella circostanza. Nessuna perquisizione arbitraria, nessun abuso: gli agenti si erano avvicinati ai due ritenendo che potessero aver visto qualcosa utile per risalire all’autore del furto, visto che si trattava di persone che sostano abitualmente e a lungo nella piazza. Il capopattuglia aveva spiegato che era entrato nel supermercato vicino alla stazione chiedendo, come fatto già altre volte, di poter utilizzare l’ufficio del direttore per poter parlare con lo straniero: ma la commessa li aveva indirizzati in un locale spogliatoio, tra l’altro di passaggio. Ma lì non era avvenuto nulla di irregolare, aveva aggiunto. E se il verbale non riportava certe indicazioni è perché si era trattato di operazioni di routine senza che vi fosse necessità di mettere tutto per scritto. (p.s.)

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