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Grosseto

«Il garante ricorda male» Guerra sull’assemblea pd

«Il garante ricorda male» Guerra sull’assemblea pd

Claudio Gabbolini, membro dell’Unione comunale, insiste: «Nella riunione di metà aprile fu dato indirizzo per la candidatura di Borghi e dei big del partito»

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GROSSETO. Ormai è chiaro: nonostante lo sforzo per mantenere toni pacati, la tensione nel Pd di Grosseto è altissima. Un magma che ribolle nella pancia del vulcano e che rischia di esplodere a ridosso dalle elezioni.

Il tema è sempre lo stesso: il partito (o almeno la maggioranza dei suoi componenti) vuole che Paolo Borghi – sconfitto da Lorenzo Mascagni alle primarie, pur avendo preso quasi 3.000 preferenze – sia candidato nella lista del Pd, oppure no? Un paio di settimane fa, in sede di assemblea comunale, la maggioranza dei presenti invita le segreterie (provinciale e comunale) a lavorare in questa direzione. Qualche giorno dopo però il segretario comunale Saimo Biliotti (parlando a tiolo personale) boccia questa ipotesi. Patrizia Siveri (borghiana) accusa allora Biliotti di non rispettare il mandato dell’assemblea. E Roberto Daviddi (presidente dei garanti) replica alla Siveri dicendo che l’assemblea non ha deciso un bel niente.

Ora prende la parola Claudio Gabbolini, in qualità di componente della Segreteria territoriale e di membro dell’Unione comunale di Grosseto. Gabbolini, in verità, è anche uno dei due coordinatori del comitato elettorale di Mascagni. E benché non sia a questo titolo che interviene, il suo sostegno alla tesi “Borghi sì” è un altro segnale di quanto siano, appunto, magmatici i posizionamenti in casa dem.

«Trovo molto singolari le prese di posizione di Roberto Daviddi – esordisce Gabbolini – in quanto Daviddi era presente a quella assemblea e forse gli è sfuggito che il numero dei presenti era sicuramente superiore a quanto da lui menzionato. Ed erano presenti, se si vuol continuare con queste sciocche puntualizzazioni, anche persone non riconducibili al cosiddetto “gruppo Borghi” e autorevoli rappresentanti di altre componenti del partito».

Per Gabbolini le divergenze di vedute su quella riunione si spiegano anche con alcune modalità inconsuete di svolgimento della riunione stessa: «È stata notata da subito la mancanza del consueto elenco degli aventi diritto per la firma presenze, come non era presente nessuno a verbalizzare. Ma anche questo forse al presidente Daviddi è sfuggito. Ciò nonostante alcuni hanno verbalizzato e preso nota».

Gabbolini allega (vedi articolo a fianco) il verbale ufficioso, ma intanto ne sintetizza i contenuti: «Le istanze e le preoccupazioni emerse in quella assise e palesate anche dai due segretari (comunale e territoriale) sugli esiti di questa tornata elettorale, hanno determinato fra tante la necessità di formare una lista di candidati di peso e rappresentativi (come fu chiesta in altre occasioni, vedi le ultime elezioni provinciali dove furono chiamati a candidarsi gran parte dei consiglieri comunali di Grosseto, peraltro eletti) composta anche da consiglieri, assessori, sindaco e segretari, sempre in considerazione del fatto che poi l’ultima parola spetta a chi si deve candidare se dare o meno la propria disponibilità».

Secondo Gabbolini «a questa e ad altre istanze nessuno dei presenti si è opposto, se non il segretario comunale che ha detto di non essere interessato e che non si sarebbe ricandidato. Quindi una riunione partecipata e tranquilla».

Poi però le parole di Biliotti al Tirreno: «Dopo una settimana si leggono dichiarazioni legittime ma personali, che non rispecchiano l’andamento e le decisioni prese negli organismi deputati. Il 10 febbraio scorso alla presenza del vicesegretario e del rappresentante regionale degli enti locali, fu nominato un organismo paritetico che avrebbe sostituito la segreteria comunale fino alla conclusione del percorso elettorale: organismo mai, o solo in rarissime occasioni, riunito, così come l’Unione comunale. Questo mi aspetterei dal presidente dei garanti provinciale e comunale (unica persona): vigilare attentamente su quelle che sono le decisioni prese negli organismi deputati e che questi siano convocati regolarmente».

Infine Gabbolini affronta esplicitamente il nodo centrale della questione, al di là delle sfumature procedurali: la candidatura di Borghi. «La candidatura – chiosa – non è un’imposizione, ma la risponsta a tanti iscritti che la richiedono ed esprimono solo preoccupazione per gli esiti del voto di giugno. Che oggi per il Pd sembra solo la corsa per un piazzamento d’onore».

Emilio Guariglia

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