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Dalla fioriera alla passerella piccoli e grandi abusi nei bagni
MARINA DI GROSSETO. Aver occupato più spiaggia rispetto a quella in concessione, ma anche aver messo una fioriera in più. Aver pavimentato la sabbia, ma anche aver messo una copertura di color...
MARINA DI GROSSETO. Aver occupato più spiaggia rispetto a quella in concessione, ma anche aver messo una fioriera in più. Aver pavimentato la sabbia, ma anche aver messo una copertura di color giallo tenute invece che avorio. Grandi e piccole “difformità”, per usare il linguaggio tecnico, cioè abusi edilizi, come sono indicati negli atti ufficiali del Comune, della più vasta gamma sono venuti fuori dagli ultimi controlli negli stabilimenti balneari di Marina di Grosseto.
Gli agenti della Municipale, inviati dal settore Gestione del territorio del Comune, hanno fatto tappa anche a Marina di Grosseto e, nell’ultimo report pubblicato sull’albo pretorio comunale, danno conto di due controlli che riguardano i bagnetti di Marina di Grosseto. Ma i gestori non ci stanno a passare per “abusivi” e protestano
Bagno Stella. «Ci hanno contestato le fioriere che servono ad abbellire la passeggiata, visto che così come la tiene il Comune fa schifo». Stefano Bindi è il titolare del bagno Stella. I vigili urbani, durante il sopralluogo, si sono annotati alcuni abusi: una cabina in meno, un deposito occasionale ammobiliato, un gazebo costruito con legni di mare, quattro insegne, l’occupazione di più spiaggia rispetto a quella concessa, tre passerelle che non dovevano esserci, l’uso del sottotetto.
«L'occupazione in più della spiaggia non mi risulta e le cabine è roba vecchia – dice Bindi –Per il resto, sono tutte stupidaggini. Il “gazebo” è una cosa che abbiamo costruito con i legni portati dal mare: nemmeno non è nemmeno punto ombra».
Le insegne, poi, dice Bindi, «sono scritte sul vetro. Sul muro invece c’è scritto “Ristorante Le Bocche” color sabbia. Ci hanno contestato che disturba l’ambiente… Io ho risanato tutto, ma sono rimaste queste tre fioriere. E non le levo». Una sfida o, per lo meno, un segnale. «Ogni anno c’è qualcosa di nuovo che non va bene: anche per un gazebo bisogna chiamare il geometra e spendere soldi _ dice Bindi _ Per le cose importanti è giusto chiedere il permesso e pagare. Ma le stupidaggini, come una fioriera, un gioco bambini, una rete da pallavolo, bisognerebbe fosse libero».
Bagno Kursaal. Anche al Kursaal sono stati contestati arredi e strutture: un infisso e un porticato diversi rispetto al previsto, un pergolato non realizzato, alcune fioriere e un corrimano in corda, un piastrellato, una casettina per coprire le bombole del gas, un gazebo. E poi ancora: l’insegna diversa da quella registrata, alcuni punti ombra, due docce, il motore del condizionatore e perfino il colore della copertura della pavimentazione, fatta «in verde e giallo tenute anziché di colore avorio», si legge nel verbale.
«A volte si intasa la giustizia per cose francamente banali – si sfoga Maurizio Buganza del Kursaal – Io non dico quando si tratta di aumentare la cubatura. Ma le fioriere, ad esempio: non sono mica cose murate. La copertura delle bombole? Era per una questione estetica e anche per evitare che qualche bimbo ci allungasse le mani. Quanto all’insegna, ho cambiato marca di caffè e quindi ho cambiato l’insegna. Ora l’ho rimessa com’era, togliendo il logo… Ho sistemato quasi tutto: martedì ho un appuntamento all’Urbanistica per capire come posso mettermi a posto: io devo anche lavorare». Anche Buganza, come il collega Bindi, lamenta una certa rigidità e una mancanza di chiarezza su quel che è concesso fare e non fare in questa area, sottoposta a vincolo. «Non lo faccio per speculare – dice – ma per fare più bello il posto. Si cerca sempre di migliorare. Non siamo né delinquenti, né gente che tira a far ciccia. Quando fai progetto, gli abbellimenti non puoi deciderli prima». E ricorda che già nel 2009, dopo un verbale dei vigili, il giudice archiviò tutto. «Disse che “il fatto non sussisteva”», ricorda.
L’assessore alla Municipale. «Se sono strutture fisse, serve il permesso – spiega l’assessore alla polizia municipale Arsenio Carosi –. Lì poi ci sono dei vincoli: la Soprindentenza dà delle indicazioni generali che spetta al Comune applicare. Ad ogni modo i gestori e tutti quelli che hanno dei dubbi, posso rivolgersi al Comune e all’ufficio Urbanistica per avere tutti i chiarimenti su cosa si può fare e cosa no».
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