Carezze proibite a una tredicenne Anziano a giudizio
L’episodio è del 2012: l’avrebbe attirata in un capannone con la scusa di farle vedere i cavalli di cui lei è appassionata
GROSSETO. Il giudice dell'udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per un uomo di poco più di ottanta anni che nel giugno di quattro anni fa avrebbe messo le mani addosso a una ragazzina all'epoca 13enne, attirata in un capannone con la scusa di farle vedere i cavalli.
Violenza sessuale l'accusa per la quale si terrà il processo, la cui prima udienza si svolgerà a gennaio. Lui si sarebbe messo alle sue spalle, l'avrebbe tenuta per un braccio, l'avrebbe toccata nelle parti intime e sul seno, e l'avrebbe minacciata di non dire niente ai genitori, altrimenti si sarebbe arrabbiato. L'uomo è grossetano, mentre la ragazzina è di origine lombarda e in quei giorni era in vacanza con la famiglia in un centro vicino al capoluogo.
Un primo riscontro alle accuse della ragazzina era arrivato nel corso dell'incidente probatorio che si era chiuso nel febbraio dell'anno scorso. Lei a lungo non aveva detto nulla. Poi si era confidata con un'insegnante. E da quelle parole era nato il procedimento penale. Lei è una grande appassionata di cavalli e la Maremma era dunque una delle mete preferite. La ragazzina era così entrata in confidenza con quell'anziano che si occupava dei cavalli della struttura ricettiva: «Quando vuoi, vieni la mattina presto a dare da mangiare ai cavalli», avrebbe detto l'uomo secondo quanto raccontato da lei. E lei una mattina si era presentata alla stalla e aveva seguito l'uomo nel retro. Sarebbero stati soli quando l'uomo avrebbe allungato le mani sulle parti intime di lei.
Un episodio che la ragazzina non aveva raccontato subito. Né ai genitori, che pure quella mattina si erano un po' impensieriti per il ritardo con il quale la figlia li aveva raggiunti, né a nessun altro. E a lungo. Ma il peso, secondo quanto è poi stato ricostruito, sarebbe stato schiacciante. Lei che era così brava a scuola aveva iniziato a zoppicare in più di una materia. E un sintomo eclatante erano stati quei graffi che lei stessa si produceva sulle braccia. Si era confidata con un'amica che l'aveva indirizzata ai suoi genitori: «No, con loro no». «Allora con un'insegnante». E così lei aveva fatto. E da lì era partita la segnalazione alla Procura. I genitori avevano riconosciuto l'uomo nelle foto mostrate loro dai carabinieri che avevano seguito le indagini.
Nella prima udienza di incidente probatorio, la ragazzina aveva ricostruito l'episodio, dicendo anche che l'uomo continuava a dirle «che belle gambe che hai» e ricostruendo la violenza subita. Secondo il neuropsichiatra infantile Romano Fabbrizzi, non si era inventata nulla. Quel giorno la ragazzina aveva spiegato di aver parlato di questo episodio con tre amici, tre suoi coetanei, anche loro valutati positivamente in una successiva udienza.
Il sostituto procuratore Maria Navarro ha chiesto così il processo. L'uomo è assistito dall'avvocato Marco Cutini. La famiglia della ragazzina si è affidata all'avvocato Amanda Paoletti.
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