Scritta offensiva sui muri della scuola Dentro solo 3 bimbi
Quasi nessuno dei genitori ieri mattina ha mandato i figli Già depositate le prime costituzioni come parte offesa
GROSSETO. Una mamma arriva intorno alle 8, parcheggia bruscamente l'auto all'angolo della struttura ed entra a passo svelto, ignorando le telecamere che la riprendono. Uscirà dopo una manciata di secondi, con dei disegni colorati in mano e un grembiulino. Non dice una parola e con il suo sguardo cupo risale in macchina e se ne va.
Probabilmente, è stata l'ultima volta che ha messo piede all'interno dell'asilo: giusto il tempo necessario per riprendere le cose che la figlia aveva lasciato nella scuola. Il giorno dopo la diffusione dei video che raccontano di bambini costretti a mangiare con la forza e altri lasciati da soli in una stanza buia, dei trentasette iscritti ce ne sono soltanto tre. Gli altri sono rimasti a casa, con delle baby sitter o nei casi più fortunati con i nonni. «Non riporteremo mai più nostro figlio in quella scuola» spiega un padre. Una voce metallica risponde al citofono dell'asilo e spiega che «la struttura è aperta» e che «l'attività va avanti». Per quanto ancora non è possibile dirlo.
«Come amministrazione comunale ci stiamo muovendo nel solco della legge e del regolamento regionale per verificare come intervenire sulla struttura che, fino a pochi giorni fa continuava ad avere tutte le caratteristiche strutturali, progettuali, igieniche e di curriculum per essere autorizzata e accreditata» dice l'assessore grossetano all'istruzione, Giovanna Stellini. Una buona reputazione che si è sbriciolata di fronte a quei video, nei genitori e nella città in generale, come dimostra la scritta di un anonimo lasciata con una bomboletta spray sul muro della scuola. Un messaggio chiaro e inequivocabile. Il futuro dell'asilo quindi è un'incognita e non solo perché il Comune sta vagliando la stabilità delle autorizzazioni rilasciate alle titolari di questa scuola privata, ma anche perché ormai la stragrande maggioranza dei genitori ha deciso di ritirare il proprio figlio. Si è vista anche una delegazione di questa maggioranza, ieri mattina: solo che non si è riunita davanti all'asilo, ma ai piedi delle scale del tribunale. «Vogliamo vederle in faccia» dice una mamma che aspetta le tre maestre ai domiciliari. «Con Azzurra (Marzocchi, la titolare finita ai domiciliari ndc) ci conosciamo dai tempi delle scuole» continua, spiegando che il loro rapporto andava oltre quello tra genitore-insegnante. La stessa affinità che le tre donne avevano creato anche con le altre madri e gli altri padri.
«Erano come una seconda famiglia» continuano i genitori. «Vogliamo vederle» insiste la mamma, come se dopo quei filmati si aspettasse di vedere un volto diverso. Ma non avranno questa soddisfazione.
Così questa delegazione si informa su come fare per tutelarsi davanti alla giustizia. Qualcuno dei genitori l’ha già fatto, subito, il primo giorno: alla segreteria della Procura ci sono già le costituzioni come parte offesa.
Ma per i genitori c'è anche un altro problema. Hanno il proprio lavoro con i suoi orari, vogliono togliere i figli da quell'asilo ma le graduatorie per tutti gli altri sono già sature anche per il prossimo settembre. Da qui l'appello all'amministrazione affinché «trovi delle strutture alternative per i bambini che hanno appena subito un trauma psicologico». Risponde Stellini: «Il nostro sistema pubblico-privato di offerta di posti nei nidi, grazie ai contributi regionali, funziona molto bene e garantisce numerose famiglie. Abbiamo predisposto un modulo per il 2016-2017 che consente, tagliando tempi e passaggi burocratici, di scegliere già al momento della domanda per l'iscrizione ai nidi comunali, se e a quale nido privato accreditato la famiglia intenda iscrivere il figlio o la figlia, in caso non rientrasse nei posti disponibili al comunale».
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