Il presidio
Cipriani (Ars): "Il parere su Bagnore 4 non era negativo"
No comment da Regione, Bramerini ed Enel sull'autorizzione alla centrale geotermica. Parla invece il direttore dell’Agenzia di sanità
GROSSETO. Quali integrazioni conteneva il documento dell’ufficio Energia regionale tali da far cambiare, nel 2012, parere all’Ars sull’impatto sanitario della centrale geotermica Bagnore 4, che Enel green power chiedeva di costruire? E davvero la vicenda della geotermia sull’Amiata è stata la causa dell’allontanamento del dirigente Fabio Zita dal settore Via e della revoca delle deleghe sulla Via all’assessora Anna Rita Bramerini?
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I dettagli sui due pareri Ars al momento non si conoscono. Ieri, lunedì 11 aprile, la Regione, a seguito di esplicita richiesta del Tirreno, non ha commentato né ha fornito la documentazione, rimandando – così ha promesso – ad oggi o domani. Nessun commento, al momento, nemmeno da Bramerini, anche lei interpellata dal Tirreno e anch’essa in attesa di recuperare il materiale relativo ai due pareri, prima di fare dichiarazioni. Idem da Enel.
Parla invece il direttore dell’Ars, Francesco Cipriani, all’epoca direttore dell’Osservatorio epidemiologico. Che, però, dà un’altra versione della vicenda, rispetto alle dichiarazioni di Zita.
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«Vado a memoria perché stiamo parlando di una cosa di qualche anno fa e stiamo ricostruendo lo scambio di email e recuperando la documentazione – dice Cirpiani –. Quello che non mi torna dell’affermazione di Zita, però, è il fatto che la prima fosse una valutazione negativa. Non era negativa».
Cipriani parla di una richiesta, da parte di Zita, inusuale e, forse proprio perché mai chiesta prima, la definisce «generica e confusa, tanto che ci volle un po’ di tempo per capire cosa esattamente voleva», dice
L’Ars, spiega ancora Cipriani, si ritrovò a valutare migliaia di pagine e mappe fornite da Enel green power che segnalavano la ricaduta degli inquinanti. «Ricordo che le mappe dell’Enel erano fatte male, scritte male, con rimandi a documenti distanti centinaia di pagine. Durammo fatica, ma alla fine andavano tutte bene eccetto una che ci sembrava meno chiara e meno sicura. Era una mappa che sembrava rimandare a qualche problema sull’esposizione della popolazione dell’acido sofidrico a lungo termine». In particolare la mappa segnalava una zona rossa, cioè indicante ricadute di inquinanti sulla popolazione, che si estendeva un po’ su una zona abitata. «io feci questa specifica perché Zita si dimostrò preoccupato – dice Cipriani –. In quel momento i dati internazionali non davano una risposta in merito».
L’Ars chiede quindi un chiarimento a Enel. E scopre di avere male interpretato. «La mappa si riferiva a una condizione ipotetica, la cui probabilità di verificarsi era irrisoria e se anche se fosse verificata era un’esposizione di poche ore», spiega Cipriani. Secondo cui, addirittura, Enel avrebbe potuto anche non produrre quella mappa. «Era un di più», dice.
Cipriani ricorda, invece, molto bene la parte epidemiologica dello studio di Enel. «Sciatto, misero con terminologia inappropriata. Su una cosa così importante Enel avrebbe potuto scrivere meglio», dice.
La domanda, però, è: c’è da star sicuri? Nel frattempo, infatti, Bagnore è stata autorizzata. «Oggi gli studi internazionali sulle ricadute dell’acido solfidrico per la salute ci sono e dicono che non fa un tubo, anzi sembra protettivo. Semmai sono i metalli a incidere, e l’arsenico nell’acqua». Più che alla geotermia, però, per l’arsenico Cipriani guarda al passato minerario dell’Amiata. «In certe zone c’è stato un periodo in cui era superiore, con le deroghe europee che consentivano di stare più alti». Uno studio è in corso e i dati saranno disponibili fra due, tre anni.
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