Il Tirreno

Grosseto

AMBIENTE ED ECONOMIA

Inceneritore, la Procura chiede il fallimento di Scarlino Energia

di Francesca Ferri
Inceneritore, la Procura chiede il fallimento di Scarlino Energia

Anche due creditori presentano istanza e preparano un nuovo esposto alla magistratura. Fazzi: «Chiarezza sulla scissione societaria, ma è la cronaca di una morte annunciata»

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SCARLINO. Tre istanze di fallimento pendono come un macigno sul futuro di Scarlino Energia. E la proposta di concordato che l’azienda proprietaria dell’inceneritore di Scarlino ha presentato a dicembre nel tentativo di ripianare il debito da 65 milioni di euro e scongiurare il fallimento, non convince due creditori. I quali sono pronti, insieme al Forum Ambientalista (da sempre contrario all’impianto), a presentare un nuovo esposto alla Procura della Repubblica proprio sulla proposta dell’azienda nella quale – dicono – ci sono «gravi elementi che fanno ritenere assolutamente insussistenti i presupposti giuridici ed economici per la continuazione dell’attività».

La Procura chiede il fallimento. La notizia la si è appresa ieri nel corso di una conferenza stampa dell’avvocato Roberto Fazzi, difensore dei due creditori, e del portavoce del Forum ambientalista Roberto Barocci, ma la richiesta del pm risale al 15 ottobre 2015: la Procura della Repubblica di Grosseto ha presentato istanza di fallimento per l’inceneritore (Rif. 53/2015). Come detto, non è l’unica istanza chiesta. Anche i due creditori rappresentati da Fazzi hanno presentano due distinte istanze, la prima l’8 ottobre (50/2015) e la seconda il 19 ottobre 2015 (57/2015).

La richiesta di concordato. I guai per Scarlino Energia però non sono finiti. A seguito delle istanze viene fissata udienza di fallimento per il 10 dicembre 2015 ma il giorno prima Scarlino Energia tenta il tutto per tutto e presenta una domanda di concordato in bianco, cioè con una serie di iniziative, corredate da uno studio di fattibilità, per ripianare il debito e salvare l’azienda. La domanda ha due immediate conseguenze: blocca i pagamenti ai creditori e congela l’iter fallimentare. Come da prassi, Scarlino Energia presenta le sue proposte per ripianare i debiti che vengono sottoposte ai creditori per la verifica. E i creditori le passano al setaccio sollevando molte perplessità.

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La bad company. L’attenzione si concentra in particolare sulla scissione societaria del 19 aprile 2013, a seguito della quale sono nate due nuove società: una nuova Scarlino Energia srl (con diversa partita Iva) e Scarlino Immobiliare srl. «Scarlino Energia ha trasferito tutti i debiti a una bad company, la nuova Scarlino Energia srl – dice Fazzi – spogliata di tutti i beni immobili, attribuiti alla neocostituita Scarlino immobiliare srl (il cui unico creditore è il Mps), e patrimonializzata con il solo inceneritore. Il quale è stato rivalutato di 22.629.761 euro ma, a causa delle disastrose performances, dopo appena venti mesi è stato contro svalutato per 22.038.742 euro, provocando una perdita di esercizio di 27.267.748 euro». Insieme ad altre perdite, il patrimonio netto risulta negativo di circa 7,5 milioni di euro. Come è possibile, chiede Fazzi alla magistratura, che un impianto sia stato rivalutato di oltre 22 milioni di euro a maggio 2013 e poi svalutato più o meno della stessa cifra a dicembre 2014? I dubbi però non finiscono qui.

Il ruolo di Sta spa. «L’operazione di scissione societaria – prosegue Fazzi – ha generato due società che appartengono a un unico soggetto: la società unipersonale Scarlino Holding srl che controlla Scarlino Energia e Scarlino Immobiliare, che hanno praticamente stessi organi amministrativi e unico socio la Sta spa». La quale, per inciso, ha quote – tra le altre – di Sei (la società che gestisce i rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo) e di Futura, società che gestisce l’impianto di trattamento rifiuti delle Strillaie, di cui possiede poco meno del 60% delle quote.

Patrimonio e creditori. Il trasferimento di tutti i beni patrimoniali alla Scarlino Immobiliare, prosegue Fazzi, ha comportato «l’impossibilità per i creditori di agire sui beni immobiliari mediante il loro totale conferimento alla nuova società immobiliare con unico creditore ipotecario e pignoratizio Monte dei Paschi di Siena Banca spa e contestuale accollo di tutte le passività e i debiti da parte della nuova Scarlino Energia con tutti i restanti creditori». Come possono sperare di riscuotere?

Impianto e investimenti. Ultima, ma non meno importante, la fattibilità economica del concordato. «Il vero punto dolente – dice Fazzi – è l’inefficienza dell’impianto». Lo stesso studio di fattibilità elaborato dalla genovese Fichtner e allegato alla domanda di concordato, «per quanto di parte – dice Fazzi – dà atto che ci sono dei problemi». Oltre a questo, l’intero concordato «si basa su un presupposto inesistente e cioè la capacità dell’inceneritore di generare profitti senza la previsione di alcun investimento di risolutivo e profondo ammodernamento dell’impianto che consenta di ovviare al deficitario funzionamento a singhiozzo nel 2013 e 2014 per carenze impiantistiche e funzionali e non».

L’esposto. I creditori, in tutto 240, si preparano a un appuntamento importante. Il 14 aprile si riuniranno per l’esame dello stato passivo. «I creditori devono sapere queste cose – spiega Fazzi – perciò presenteremo un esposto alla magistratura e al tribunale fallimentare per chiedere, come minimo, di rinviare l’udienza dell’esame». L’esposto ingloberà anche la relazione tecnica di Vincenzo Annino, consulente di Fazzi e del Forum, che ha analizzato lo studio Fichtner e ha ribadito «che senza un profondo rifacimento dell’inceneritore l’esercizio sarebbe ancora fallimentare. È la cronaca di una morte annunciata», chiosa Fazzi.

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