Il Tirreno

Grosseto

Trasferiti ventidue richiedenti asilo Giallo sui motivi

di Giulia Sili
Trasferiti ventidue richiedenti asilo Giallo sui motivi

Dopo due anni gli ospiti di Gerfalco passeranno a Prata Il sindaco: «Che fine faranno i progetti d’integrazione?»

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MONTIERI. Sono ventidue i richiedenti asilo che verranno trasferiti, alla fine di aprile, dal centro di accoglienza di Gerfalco a quello appena ristrutturato di Prata. Nel paese del comune di Montieri i profughi sono rimasti per due anni ma né il sindaco Nicola Verruzzi, né i volontari che fino ad ora si sono occupati delle persone ospitate nella struttura, sanno il motivo di questo cambio di indirizzo.

«È da gennaio che sappiamo che i richiedenti asilo che ospitiamo a Gerfalco verranno trasferiti – dice Verruzzi – ma nessuno, né la cooperativa Partecipazione e Sviluppo che ha preso in gestione la struttura, né la prefettura, ci hanno spiegato le motivazioni della chiusura, né tantomeno ci hanno fatto sapere qualcosa sul destino della struttura che abbiamo tirato su un paio di anni fa appositamente per ospitare i richiedenti asilo e che prima era un rudere abbandonato e completamente da ristrutturare».

Inizialmente il Comune si era accordato con la cooperativa «e – dice il sindaco – avevamo parlato di attività diversificate per portare lavoro in questa comunità, dando inoltre un servizio utile, come ad esempio un centro per i minori abbandonati o un centro antiviolenza per le donne vittime di abusi ma adesso non abbiamo più contatti con l'associazione che ha mandato a casa anche il personale che lavorava nel centro di Gerfalco».

La struttura del piccolo borgo, però, era nata per durare nel tempo, lì i ragazzi ospitati si sono ambientati tra la popolazione e avevano avviato del tirocini. «Nel Comune avevo tre ragazzi del centro impiegati in tirocini – spiega Verruzzi – uno lavorava per la cooperativa il Nodo, uno per una cooperativa sociale e un altro in un’azienda agricola. Adesso che verranno spostati quei percorsi iniziati, frutto di un lavoro con il territorio e con la popolazione, che fine faranno?».

Il trasferimento ha comportato anche la fine dei rapporti lavorativi con le persone del luogo. «Al centro di Gerfalco lavoravano tre persone, due di Montieri, una di Gerfalco e una di Boccheggiano – spiega Luciano Fedeli ex responsabile dei centri della cooperativa Partecipazione e Sviluppo nella provincia di Grosseto, adesso in causa con quest’ultima – quei ragazzi ora sono stati lasciati a casa per prendere altro personale non della zona».

Per questo Verruzzi, visti tutti gli sforzi fatti per agevolare l’integrazione e il lavoro svolto sul territorio, e lasciato incompiuto di punto in bianco, chiede che «le cooperative che aprono centri nei paesi, e che traggono non pochi benefici dallo Stato, garantiscano al territorio dove vanno a inserirsi una percentuale di ritorno economico, anche tramite attività fatte sul posto, oltre all’assunzione di personale delle zona».

La chiusura di Gerfalco, ingiustificata e mai comunicata, non è proprio piaciuta al sindaco di Montieri «i centri non devono continuare ad essere la “profugopoli” descritta nel libro di Mario Giordano, ma piuttosto dovrebbero essere un beneficio per il territorio che li ospita, agevolando così anche l'integrazione. Ci vuole comunicazione e qui è totalmente assente».

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