Il Tirreno

Grosseto

E se le Mura diventassero una Accademia del gusto?

Emilio Guariglia
Il rendering di una cucina allestita nei sotterranei delle Mura medicee per il progetto "Riabitare il patrimonio"
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Il rendering di una cucina allestita nei sotterranei delle Mura medicee per il progetto "Riabitare il patrimonio"

Ecco il progetto elaborato dagli architetti delle università di Firenze e Pescara Riabitare il patrimonio del centro facendo di Grosseto la capitale della Maremma

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GROSSETO. A sentirsela raccontare così, da professori e studenti in un convegno, tutta questa storia lì per lì può apparire balzana, una di quelle tante “belle idee” concepite per il sogno e mai per il risveglio. Questo almeno può essere l’effetto sortito su qualcuno, venerdì mattina, dalla proposta lanciata dai dipartimenti di architettura delle università di Firenze e di Pescara per il futuro di Grosseto: una accademia creativa del gusto, una vera e propria università della cucina, la cui sede fisica potrebbero essere gli spazi sotterranei e apogei delle Mura medicee, che potrebbe appoggiarsi per l’ospitalità e i servizi agli studenti ad alcuni dei grandi edifici pubblici oggi in cerca d’autore del centro storico, che potrebbe raccogliere, studiare, valorizzare e promuovere quell’immenso patrimonio di risorse agroalimentari (e in particolare quelle legate al biologico) su cui si costruisce il buon nome e tanta economia del territorio circostante. Insomma, per riassumere tutto nello slogan lanciato dagli stessi autori del progetto, “Grosseto capitale della Maremma”, dove Maremma sta già per capitale internazionale del prodotto d’eccellenza. Quanto basta, in definitiva, per fare di Grosseto una città riconosciuta a livello planetario, attraverso una riappropriazione di vita e socialità dei suoi abitanti.

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Fantasticherie? Forse. Poi però leggi del biscotto di Roccalbegna, dei presìdi Slow Food che qui spuntano come funghi... Ricordi la presenza della Casa della Biodiversità all’Alberese, viaggi tra i pecorini campioni del mondo, i vini d’autore, il dinamismo della scuola alberghiera, il fiorire di corsi di cucina e pasticceria in città... E allora cominci a chiederti se davvero l’intuizione dei giovani architetti e dei loro prof, dopo tre giorni di laboratorio e di ascolto nello scorso ottobre in città, sia così balzana. Se davvero, insomma, non sia proprio intorno alla cultura del cibo che non si possa costruire uno degli assi per la crescita socieconomica di un capoluogo in affanno.

Chissà. Di certo il gruppo di lavoro interuniversitario, coordinato dall’architetto Edoardo Milesi, a questa conclusione ci è arrivato dopo un lavoro attento e minuzioso. Il punto di partenza era “Riabitare il patrimonio” (questo il titolo del progetto e del convegno, promosso dalle due università, dalla Scuola permanente dell’abitare, dagli ordini professionali grossetani e dal Comune), ovverosia immaginare un percorso per ridare funzioni e vita ai “contenitori fantasma” che oggi affollano il centro storico: l’ex ospedale, l’ex biblioteca Chelliana... Ma soprattutto le Mura, orgoglio e tormento di una città che le vede appassire a dispetto di tanti e spesso pregevoli interventi di recupero edilizio.

L’approccio del gruppo è semplice: per far vivere i luoghi non servono progetti calati dall’alto, né valanghe di soldi. Serve invece che la comunità si riappropri dei luoghi stessi, riempiendoli di vita, interessi funzioni. Da qui l’idea del food e del bio come elementi identitari, capaci di legare – attraverso la nuova funzione attribuita alle Mura e al centro storico – la città a quel territorio (la Maremma) che proprio le Mura sembrano fisicamente e simbolicamente tener separati.

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Così ecco i rendering e le slide che immaginano le troniere come sontuose cucine e luoghi di degustazione; le casette cinquecentesche come sede di rappresentanza dell’università del gusto, l’ex ospedale spazio per aule e laboratori, l’ex Chelliana in parte ostello per gli studenti e in parte sede della “biblioteca diffusa”. Esattamente come il carcere di via Saffi (che prima o poi dovrà esaurire la sua funzione di carcere), a sorpresa ritenuto un anello strategico del percorso.

Il tutto, assicurano gli architetti, trasformerebbe le Mura da barriera a magnete, calamitando sul centro storico nuovi abitanti e nuove attività. E poi invitando a un progressivo ridisegno del traffico, con la pedonalizzazione del centro e dell’anello esterno alle Mura stesse, in una prospettiva di città “bio”.

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Ovviamente, come hanno sottolineato più volte docenti e studenti, è solo una proposta, di un punto di partenza da ridiscutere e precisare – se la città lo vorrà – in un lungo viaggio di condivisione e di autentica partecipazione dei grossetani, tutti. Ma intanto il dado è lanciato. E resta impresso nero su bianco in un intrigante volume di 152 pagine (e in cerca di editore) ricco di idee, stimoli, mappe, foto e rendering che offrono se non altro una nuova visione possibile di Grosseto e del suo futuro. Anche solo per questo vale la pena dare un’occhiata a questa strana, ma non folle, prospettiva.

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