La chiatta degli sprechi resta in secco ad Alberese
Costata 258.000 euro, da 16 anni la tiene un privato. Una ditta doveva comprarla per 8.000 euro, ma ha rinunciato. E ora il Comune riconosce un indennizzo
ALBERESE. Nemmeno la ditta che l’ha costruita, e alla quale il Comune di Grosseto aveva staccato un assegno da 258.000 euro, la rivuole indietro. L’offerta di riprenderla per 8.000 euro, che sembrava cosa fatta tre anni fa, è caduta nel vuoto. Perché dopo sedici anni di “parcheggio” nell’aia di un agriturismo ad Alberese, ormai è ferro vecchio.
E così la chiatta progettata e acquistata nel 2000 si conferma una barca di sprechi. Che farne? E quando liberare il terreno del privato a cui era stato chiesto un alloggio di un mese e che invece se la tiene da oltre tre lustri?
Quello della chiatta sull’Ombrone nel Parco della Maremma è uno degli sprechi grossetani che più grida vendetta. Voluta dalla giunta Antichi, doveva ricalcare la chiatta usata in passato per la spola tra le sponde. La chiatta in ferro fu comprata e portata nel terreno di un privato con la promessa che in un mese sarebbe entrata in funzione. Oggi è ancora lì, in secco, a far la ruggine.
La zona, infatti, è alluvionale. «Per ben due volte l’Ombrone in piena trascinò via le sponde che erano state costruite per l’attracco», ricorda il sindaco Emilio Bonifazi. Del resto quella è la golena, dove l’Ombrone naturalmente si riversa durante le piene. In più la chiatta doveva essere a motore, cosa vietata dal regolamento del Parco.
L’impraticabilità del progetto e i costi non trascurabili sono da allora sotto gli occhi di tutti, tanto che nel 2009 Bonifazi denunciò lo spreco di denaro pubblico alla Corte dei conti. «Di quell’esposto non abbiamo più saputo niente – spiega – mentre negli anni abbiamo cercato di superare il problema».
Da un lato, la giunta Bonifazi ha lavorato a un’alternativa per attraversare il fiume. «Il progetto è ormai in dirittura d’arrivo ed è quello del ponte sull’Ombrone – spiega Bonifazi – attualmente in fase di gara. La campata è molto ampia, in modo che il ponte non poggi sulle sponde e non risenta delle piene. Il costo dell’opera è di 1,8 milioni di euro, già finanziati per 1,3 milioni dal Comune e il resto dalla Regione».
Dall’altro lato, però, il Comune deve rimuovere la chiatta dal terreno del privato. Nel 2013, come accennato, la ditta che aveva costruito l’imbarcazione, Zara Metalmeccanica, si era detta disposta a riprendersela per 8.000 euro circa. Alla fine, però, nemmeno questo pugno di euro l’ha convinta.
«Dopo un sopralluogo hanno rinunciato – dice Bonifazi – e purtroppo non troviamo chi la compri. Gli uffici comunali stanno vedendo se ci sono altre ditte interessate, altrimenti toccherà fare una gara inversa, cioè trattare la chiatta come un rifiuto da smaltire e cercare chi lo fa al minor prezzo».
Insomma, oltre ai 258.000 euro per comprarla, con ogni probabilità ne serviranno altri per buttarla via. E non sono gli unici soldi che il Comune tirerà fuori per la chiatta.
A metà marzo, dopo anni di “rimessaggio” gratuito, la giunta ha riconosciuto un piccolo ristoro economico per il privato. «Questo signore è stato di una gradevolezza unica, non ha mai avanzato richieste, ma era giusto trovare una soluzione», dice Bonifazi. Perciò la giunta ha deciso di riconoscergli un indennizzo di 140 euro all’anno per sedici anni. In tutto 2.240 euro che, dice la delibera, dovranno essere recuperati «dai soggetti responsabili del mancato raggiungimento del progetto comunitario».
Nel frattempo la chiatta resta lì, senza mai aver sfiorato le acque del fiume. Anzi no. In realtà c’è stata una volta in cui ha provato a navigare. La scorsa estate, durante una piena, l’Ombrone è arrivato a lambirla. Se la chiatta non va al fiume...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
