Il presidio
Incastrato dalle impronte dopo il furto
Arhip Lutu era già in carcere per il raid nella proprietà di Bruno Poeti: ora è sospettato anche di un colpo da 14.000 euro
GROSSETO. Nuovo guaio giudiziario per Arhip Lutu, 40 anni, uno dei quattro cittadini romeni finiti in carcere per il furto dell’auto nella proprietà di Bruno Poeti, al Querciolo, ai primi del febbraio scorso, quello concluso con la sparatoria che aveva ferito Ion Nicolai Farcas. Il giudice delle indagini preliminari ha emesso un’ordinanza di custodia in carcere nei suoi confronti - e gli è stata notificata nel carcere di Sollicciano, dove è detenuto - per un altro furto, questo risalente al 18 luglio 2014: un colpo da ben 14.000 euro.
Lo hanno incastrato, secondo quanto reso noto dalla Procura, le impronte digitali rilevate all’epoca dalla scientifica della polizia di stato. Queste impronte, inserite nella banca dati, sono state adesso confrontate con quelle di Lutu e il responso è stato positivo. Così la scorsa settimana la squadra mobile e la polizia penitenziaria hanno notificato in carcere al 40enne romeno il nuovo provvedimento giudiziario, che si somma a quello del fermo per Poeti dell’8 febbraio.
Si tratta di un fascicolo coordinato da uno dei magistrati di via Monterosa che fa parte del gruppo di lavoro cosidetto “Sicurezza urbana”. Quel furto era stato commesso in un’abitazione di via Sterpeto. Un’autentica razzia, commessa da più persone, che avevano portato via di tutto. Ai proprietari non era rimasto che denunciare il furto e far intervenire la polizia. Da quel momento si era messa in movimento la macchina informatica, in attesa che prima o poi comparissero nella banca dati i “proprietari” delle impronte che erano state rilevate in più punti della casa. L’attesa è durata meno di due anni, almeno per avere il nome del primo dei presunti responsabili: quel furto sarebbe infatti stato commesso da più persone.
Si aggrava insomma la posizione giudiziaria di Lutu. In concorso con Farcas, appunto (lo straniero rimasto ferito all’addome dal colpo partito dalla pistola di Poeti), Petru Buraciuc e Florin Ionut Ciorcan avrebbe messo a segno il furto della Fiat Punto sulla quale volevano caricare gli alcolici rubati poco prima. Tutti operai agricoli, erano arrivati dalla Romania per un impiego che era stato trovato dalla cognata di due di loro: giunti il venerdì (avrebbero dovuto iniziare a lavorare il lunedì cioè il giorno del colpo e del fermo), non avevano fatto altro che bere come raccontato dalla stessa donna. Buraciuc è meccanico, Ciorcan svolge lavori saltuari, Farcas è taglialegna e Lutu fa il pastore.
L’udienza per questa seconda ordinanza si è già tenuta nei giorni scorsi.
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