I “piccoli” irriducibili «Regione, giù le mani dai nostri Comuni»
Da Montieri al Giglio, i Municipi grossetani a Volterra hanno reclamato la libertà di decidere se accorparsi o no
GROSSETO. Domenica scorsa a Volterra sono stati più di cento i sindaci di tutta Italia scesi in piazza per dire no al disegno di legge presentato da alcuni rappresentati del Pd che vorrebbero obbligatoria la fusione per i comuni al di sotto dei 5000 abitanti.
Fra questi non è mancata la delegazione grossetana composta dai Comuni di Montieri, Monterotondo, Capalbio, Scarlino e Isola del Giglio.
Nel freddo pomeriggio volterrano tutti i sindaci riuniti hanno manifestato per la libertà di scelta, perché per loro la fusione dei Comuni non deve essere un obbligo ma, piuttosto, una precisa volontà dettata dalle singole realtà.
«Il nostro avviso è quello che le fusioni non avvengano in maniera obbligatoria ma attraverso una discussione – ha dichiarato Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio – Il Comune è l’unico presidio che i cittadini hanno sui territorio ed è ovvio che con le fusioni allontanano sempre di più le istituzioni dalle persone. Ci sono realtà e realtà dove possono essere condotte le fusioni, piuttosto che le unioni dei Comuni o le associazioni di funzioni, dipende tutto da quale tipo di integrazione c’è tra gli enti confinanti, ma non è giusto obbligare. L’Amiata ad esempio in questo senso è già molto integrata, quindi per loro è facile mettersi insieme, ma questo non vale per tutti».
Presente anche Scarlino con Luca Niccolini che ha indossato la fascia tricolore in rappresentanza del Comune di cui è assessore ai lavori pubblici. Un Comune particolare quello di Scarlino, autonomo da soli 56 anni. È stato infatti unito a Gavorrano fino al 1960, quando, in seguito alla costituzione di un comitato a favore della ricostruzione comunale, si divise. «Tornare indietro dopo pochi anni dall’autonomia non mi sembra la soluzione migliore – ha commentato Niccolini – Noi siamo per la volontarietà delle azioni: non può essere un decreto imposto dal governo».
In rappresentanza dell’Isola del Giglio c’era il consigliere di maggioranza Luca Mibelli. «Sono qui per dare un segnale – ha dichiarato – perché non tutto quello che viene calato dall’alto può essere accettato. Se l’esempio deve essere quello dell’accorpamento delle Province allora ci stiamo sbagliando: non è certo un buon esempio, visti i risultati che ha portato la soppressione». Mibelli, perentorio, non vuole neanche immaginare cosa succederebbe alla sua isola se venisse imposta la fusione. «Non so a chi dovremmo essere accorpati e non ci vogliamo neanche pensare, questa non è un'ipotesi sul tavolo».
Non è mancato neanche Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo, anche lui convinto che sia indiscutibile la libertà di scelta. Insieme ai sindaci sono giunti nella città dell’alabastro anche molti cittadini privati, da Montieri e Boccheggiano ad esempio sono venuti in 80 per seguire e supportare Nicola Verruzzi. «Io sono tornata a vivere a Montieri proprio per l’aria nuova che ha portato Nicola – dice Sara, montierina che ha vissuto in Germania e poi in altri comuni per diversi anni – non credo che l’avrei fatto se la situazione del mio comune fosse stata differente».
Proprio Verruzzi ha commentato su Facebook le sue impressioni a freddo della giornata volterrana. «Io non sono e non mi sento un leader – scrive – Sono soltanto una persona che, in tutta la propria modestia, sta cercando di portare avanti le proprie idee e si sta battendo per la tutela delle aree interne, marginali e periferiche che, già enormemente penalizzate, potrebbero correre il rischio di esserlo ancor di più ed irreversibilmente. Sono fiero e onorato di aver contribuito alla riuscita della giornata. Abbiamo fatto qualcosa di enorme, di grande, di assolutamente emozionante ma gli eroi ed i leader sono altri».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
