Italia
Saluta gli amici e il giorno dopo lo trovano morto nel torrente
Sorano: aveva 27 anni, è finito con l’auto fuori strada. Studiava all'Università. Disposta l’autopsia
SORANO. La conoscono in pochi, quella scorciatoia in mezzo alla macchia, utilizzata per andare da San Giovanni delle Contee a Castell’Ottieri. Siamo nel mezzo al nulla della Maremma, sulla strada provinciale 4 di Montorio, quella che collega con i suoi oltre cinquanta chilometri Pitigliano a Santa Fiora. Che taglia le colline e arriva sull’Amiata. Filippo Rappoli quella strada la conosceva benissimo, metro dopo metro, curva dopo curva. Ma è stato tradito, forse dalla velocità, dalla fretta di arrivare a casa della mamma Agnese, che lo aspettava per cena, giovedì sera.
Fino alle 20,30, lo studente universitario, era stato al circolo di San Giovanni delle Contee, estremo lembo settentrionale del comune di Sorano. Qualche chiacchiera con gli amici di sempre, quelli con i quali è cresciuto e dai quali non si è mai separato. Un po’ di svago prima di raggiungere la mamma che abita a Castell’Ottieri e cenare con lei.
Filippo viaggiava con la sua Fiat Panda verde. È salito in auto e ha imboccato quella strada provinciale che costeggia il torrente Vaiana. Era piovuto, nei giorni scorsi e il livello dell’acqua si era alzato. Il ragazzo ha sbandato su una curva: l’asfalto in quel tratto era stato sistemato da poco e non c’erano buche o avvallamenti. Con ala sua Fiat Panda è finito di muso nel torrente Vaiana, dove il livello dell’acqua giovedì sera toccava i 50 centimetri. Quando i carabinieri sono arrivati al torrente, hanno trovato l’auto rovesciata nel torrente e per lunghi minuti hanno sperato che l’abitacolo fosse vuoto e che il ragazzo fosse riuscito ad uscire. Con loro c’era il padre di Filippo, l’architetto Renzo Rappoli, che lo aveva cercato per tutta la notte.
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È stato lui nella mattina di venerdì 11 a rivolgersi ai carabinieri dopo che non lo aveva visto tornare a casa. Renzo è salito sulla sua auto e ha percorso la strada che il ragazzo avrebbe sicuramente fatto per andare a casa della madre o per tornare via da Castell’Ottieri. Quando è arrivato davanti a casa dell’ex moglie però, ha visto che la Panda verde di suo figlio non era nel parcheggio e si è messo a cercarlo.
Era buio, la strada non è illuminata. Renzo è passato davanti al punto in cui suo figlio Filippo è finito fuori strada ma da lì non avrebbe mai potuto vedere l’utilitaria verde finita nel dirupo e rovesciata nel torrente. Dopo una notte di ricerche, si è presentato alla caserma dei carabinieri per denunciare la scomparsa del figlio. Filippo non avrebbe mai passato la notte fuori senza avvertire i genitori.
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Un passante, poco prima, aveva visto quell’auto e aveva avvertito i carabinieri che sono andati a colpo sicuro. Uno dei militari della stazione di Sorano è sceso nel dirupo ed è entrato nell’acqua gelida del torrente che gli ha superato le ginocchia. Quaranta, forse cinquanta centimetri. E Filippo, probabilmente, è stato ucciso da quell’acqua gelida. Lo schianto è stato tremendo: i carabinieri, durante i primi rilievi non hanno trovato segni di frenata. Tracce di quello che era successo la sera prima erano però su due alberi, a circa un metro, un metro e mezzo di altezza. L’auto probabilmente li ha colpiti prima di finire nella scarpata.
Filippo, nell’abitacolo della sua Panda verde ha probabilmente perso i sensi dopo lo schianto ed è scivolato dal sedile di guida.
All’obitorio dell’ospedale Misericordia si è svolta la ricognizione cadaverica e il magistrato ha disposto l’autopsia. Perché il ventisettenne potrebbe essere morto sul colpo, ma potrebbe anche essere affogato dopo lo schianto nell’acqua del torrente che costeggia la strada. Una strada che non viene percorsa se non dalle persone che la conoscono, una strada dove la sera non passa quasi mai nessuno.
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