Il presidio
Gli comprano le scarpe e vola sul podio: George diventa una star
Grosseto: fuggito dalla Libia col gommone, doveva partecipare alla maratona di Atene. Ora realizza il suo sogno
GROSSETO. La vita dà sempre una seconda possibilità e George Gyabbah l'ha presa al volo, integrandosi nella terra che l’ha accolto, grazie ad una passione giovanile, l'atletica leggera.
Questo giovane ghanese di 27 anni, ospite dallo scorso 2 luglio 2015 del centro di accoglienza di Monticello Amiata è un caso unico nel suo genere e la sua è una bella storia che si avvia ad un lieto fine. Grazie allo sport, con il tesseramento della società grossetanana di atletica Track & Field, ma anche al cuore della gente di Maremma, George ha ritrovato il sorriso dopo aver vissuto un periodo della sua vita davvero drammatico, a cominciare dal viaggio della speranza tra la Libia e la Sicilia, a bordo di un piccolo gommone con 108 persone a bordo, intercettato dalla Marina Militare a Palermo: «Ho avuto tanta paura, eravamo stretti e sembrava che l’imbarcazione si potesse rovesciare da un momento all'altro. Fortunatamente non ci sono stati morti nei quattro giorni di traversata».
George ha deciso di iniziare un nuovo capitolo della sua vita dopo tre anni di soprusi in Libia. «Ero andato là per cercare di portare qualche soldo a casa – racconta – ed invece mi hanno sequestrato e costretto a lavorare sotto la minaccia delle armi, senza retribuzione». E Gyabahh porta ancora evidenti i segni della violenza subita: un tendine reciso con il calcio della pistola che non gli fa più distendere un dito della mano destra.
Lo sbarco a Palermo, e l'arrivo in Maremma, è stato l'ultimo atto di un percorso di vita difficile. Dal 1999 al 2009 l'attività principale di George è stata l'atletica leggera, la maratona, anche se le difficoltà economiche della famiglia non gli permettevano di effettuare tanti spostamenti.
Per capire in quali condizioni difficili era costretto ad allenarsi, nei primi anni 2000 disputò addirittura una corsa sui 42 chilometri correndo con un paio di ciabatte allacciate alla caviglia. La disciplina lo ha visto eccellere a livello nazionale, fino ad entrare nel ristretto gruppo di probabili olimpici per i Giochi di Atene 2004, grazie al tempo di 2h 36'. «Non riuscii però a provare l'emozione dell'Olimpiade – spiega – per le poche risorse a disposizione della federazione, che preferì mandare in Grecia solamente i velocisti».
George, una volta terminate le scuole superiori, continuò a fare maratone, ma nel 2009 dovette smettere ed iniziare a lavorare, come muratore per aiutare la famiglia. «Per tre anni di fila – racconta – ho provato anche ad entrare nella squadra dell'Esercito, ma dopo varie selezioni sono sempre stato scartato: non avevo raccomandazioni». Una tempesta, nel 2010, distrusse la sua casa: a quel punto con la moglie ed il figlio appena nato si dovette trasferire dalla mamma. «Non c'era però posto per tutti – ricorda George – ed allora decisi di andare in Nigeria a vendere gelati per cercare di portare qualche soldo a casa, per poi andare in Libia nel 2012».
Questo ragazzo, con il sorriso stampato sul viso, s’intristisce pensando a quei momenti ed al figlio Michael rimasto in Ghana, ma a Monticello ha iniziato una nuova vita: tre volte a settimana segue le lezioni di italiano tenute da Eva Bugelli, che oltre ad essere l'insegnante è diventata una specie di tutor, di accompagnatrice e di guida per lui e per altri ospiti del centro accoglienza.
La svolta è arrivata però da qualche settimana. Da quando è arrivato sul Monte Amiata George esce di buon mattino per allenarsi una o due ore. «Partendo da Monticello – sottolinea – vado a Castel del Piano, a Cinigiano o addirittura a Paganico». Almeno due volte a settimana invece prende il pullman della Tiemme per andare al Parco di via Giotto, dove comincia ad avere anche dei compagni di allenamento. Il fatto ha incuriosito, oltre agli abitanti di Monticello, anche Eva Bugelli, che gli ha fatto domande sul suo passato, facendo emergere che in Ghana era uno degli atleti di spicco nella maratona. «Ho raccontato la storia a mio babbo e mio nonno – dice Eva – e si sono messi in contatto con Azelio Fani, con il quale avevano rapporti di sponsorizzazione con il mobilificio. Il passaggio successivo è stato l'incontro con Ernesto Croci, direttore tecnico della Track & Field, che lo ha immediatamente tesserato». E da quel giorno George, che ogni sabato prende il pullman per recarsi alla messa della chiesa Battista Avventista di via General Cantore, è entrato nella famiglia e qualcuno gli ha subito comprato le scarpe per gareggiare e per allenarsi.
La fiducia che la società del presidente Alessio Donnini è stata subito ripagata con un terzo posto, alle spalle di Jacopo Boscarini e Cristiano Fois, nell'Argentario Trail Polio, una dieci chilometri con finalità benefiche, dopo una bella volata con Massimiliano Taliani. Un successo in una data importante, quella del 6 marzo: l'anniversario dell'indipendenza del Ghana. «Siamo contenti – dice Ernesto Croci – di averlo aiutato ad integrarsi, accogliendolo nella nostra società. Adesso lavoreremo per farlo tornare quanto prima a disputare una maratona. Nel frattempo il 28 marzo sarà al via della Grosseto-Castiglione di 23 chilometri».
«Spero un giorno di ricambiare tutto questo affetto – conclude George – Sogno un passaporto e una residenza per poter correre con i colori dell'Italia, magari con mio figlio Michael ad aspettarmi al traguardo. Mi manca tanto e non mi bastano più solo le telefonate».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
