Il Tirreno

Grosseto

LUTTO

Addio all'artista filosofo che sognava il Messico

Giulia Sili
Ivano Danti
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Ivano Danti

Ivano Danti, 87 anni, era stato il primo fotografo del borgo di Montieri: aveva esposto le sue opere ptittoriche anche a Parigi

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MONTIERI. Ivano Danti, il “filosofo delle Colline metallifere” era la memoria storica di Montieri» dicono gli amici in paese; forse perché nel suo studio ha accumulato nel tempo centinaia e centinaia di fotografie, che, messe insieme raccontato più di mezzo secolo di vita. «Ivano teneva tutte le vecchie fotografie del nostro territorio, era eccezionale, aveva foto di qualsiasi cosa. Era un uomo di una curiosità e di una sensibilità straordinaria» dice chi lo ha conosciuto bene.

Ma Ivano, oltre che fotografo, era anche un pittore di grande estro: con i suoi quadri era arrivato ad esporre a Firenze, a Roma e a Parigi e, nonostante i suoi 87 anni, aveva continuato fino a pochi anni fa a seguire e curare le sue opere.

Originario di Boccheggiano, in paese ricordano ancora la sua casa in località Molignoni: lì vicino, al Rigagnolo, nel dopoguerra aveva iniziato a fare i suoi primi passi nel mondo del lavoro.
Come tutti i suoi coetanei aveva infatti trovato un impiego in miniera, lavorando nell’officina vicino alla laveria dove faceva il tornitore. Ma la passione per la fotografia ben presto lo aveva portato a lasciare il lavoro per dedicarsi esclusivamente al suo studio. Lui, l’unico fotografo della zona, era stato per anni il testimone dei momenti più importanti del paese.

«Mio padre era autodidatta, aveva imparato da solo sia a fare le fotografie che a dipingere – dice la figlia Ivana – come artista non si è mai fermato e fino all’ultimo ha sempre continuato a studiare, a leggere, a fotografare e a dipingere. Tutto in lui aveva una sua coerenza. C’è un filo rosso che lega tutte le opere di mio padre: è la sua filosofia di vita».

Ma a guardarli quei suoi quadri non sembrano provenire da un pittore vissuto in un piccolo borgo toscano. In quelle opere si può vedere la Spagna ma anche l’Africa e soprattutto il Messico.

Personaggi legati alla mitologia e al sogno affollano le sue tele. Pittore eclettico, Ivano Danti, si era immaginato un legame fraterno tra la Maremma e il Messico e in questo aveva costruito gran parte del suo percorso artistico.

«Quando ero bambina andavo spesso con mio padre a dipingere – racconta Ivana – lui metteva sempre un disco di musica messicana ed è durante quei pomeriggi che è nato il personaggio protagonista di tante sue opere: el Taconazo, una sorta di Minotauro ispirato alla tipica danza messicana. E da lì, da quelle prime fantasie immaginifiche, quasi a volo pindarico sono scaturiti tutti i suoi soggetti». Ma il leitmotiv di Ivano erano le anfore: «ne ha dipinte a centinaia – dice Ivana – quadri enormi e piccoli, l’anfora era una sua costante: siamo noi le anfore, fatti di terra con dentro dello spazio da riempire».

Una passione grande quella di Ivano per il Messico ma la paura di volare non gli ha mai permesso di andarci: «non siamo mai riusciti a convincerlo a prendere un volo – continua Ivana – però me ne ha talmente parlato fin da quando ero piccola che alla fine ci sono andata io al suo posto, ed è stato incredibile perché i suoi racconti corrispondevano a verità. Mio padre aveva ricostruito il Messico nella sua mente ed era come se ci fosse stato». Gli amici e i parenti daranno l'ultimo saluto al filosofo delle colline metallifere nella giornata di giovedì alle 15.30, nella chiesa di Montieri.

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