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La marcia verso la fusione disertata dai sindaci amiatini

ARCIDOSSO. Domenica ad Arcidosso, in sala consiliare, si è parlato ancora di fusione. L’iniziativa è stata del gruppo “Comune unico Amiata”, capitanato da Marcello Bianchini, ex sindaco e avvocato...

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ARCIDOSSO. Domenica ad Arcidosso, in sala consiliare, si è parlato ancora di fusione. L’iniziativa è stata del gruppo “Comune unico Amiata”, capitanato da Marcello Bianchini, ex sindaco e avvocato arcidossino.

Hanno risposto all’invito i consiglieri regionali del M5s Gabriele Bianchi ed Enrico Cantone e, oltre Bianchini, anche i consiglieri di minoranza di Castel del Piano Sandro Ginanneschi e Michele Bartalini; di Seggiano Simi e Chiappini; di Arcidosso Corrado Lazzeroni, di Castell’Azzara Maurizio Coppi, di Cinigiano Giovanni Barbagli. C’erano anche i consiglieri del M5s di Sorano e Pitigliano, Lavinia Montanini e Lorenzo Olivotto.

Bianchini fa notare però l’assenza dei sindaci e delle rappresentanze di maggioranza dei vari comuni.

«Bianchi e Cantone – sottolinea Bianchini – dopo avere ricevuto l’approvazione degli astanti per alzata di mano, hanno assicurato che presenteranno una proposta di legge sulla fusione dei comuni in Amiata, partendo, da subito, da quella fra Castel del Piano Piano e Arcidosso».

Alcuni degli altri consiglieri di minoranza presenti, prendendo la parola, hanno dichiarato di non essere contrari di principio alla fusione, ma che ci vogliono vedere chiaro e soprattutto sentire la campana dei cittadini.

Questa la posizione sia di Sandro Ginanneschi che di Corrado Lazzeroni. «Come gruppo Insieme per Arcidosso – aggiunge quest’ultimo – avevamo puntato all’Unione. Ma se l’Unione non funziona, possiamo anche pensare alla fusione. Una fusione funzionale, però, che unisca Arcidosso, Castel del Piano e Seggiano». E Ginanneschi fa anche un’altra considerazione: «Dobbiamo stare attenti perché ogni paese ha le sue peculiarità. Noi, ad esempio, abbiamo il gioiello ospedale. Se la sentiranno gli altri comuni di sostenerlo come abbiamo fatto noi in questi anni?».

Barbagli ha invece puntato ancora una volta a smembrare Monticello da Cinigiano per unirlo ad Arcidosso, mentre Montanini ha riproposto la sua proposta fusionista.

Bianchini, poi, ha sfoderato una delibera consiliare di Arcidosso che, approvata nel settembre del 1993 e mai revocata, chiedeva alla Regione di indire il referendum consultivo per l’eventuale fusione fra i due enti.

A questo proposito Lazzeroni incalza: «Chiedo al sindaco Jacopo Marini di sapere se la delibera sia stata effettivamente spedita in Regione o no».

Per completezza di informazione va ricordato che ad Arcidosso è già stato celebrato un referendum per sapere se i cittadini gradissero la fusione, quando era sindaco Attilio Marino. Al referendum parteciparono in pochissimi e il sindaco fu condannato a circa 5 milioni di lire di multa per aver indetto un referendum, oltrepassando le regole dello statuto comunale. (f.b.)

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