Italia
I tesori del Fondo uno scrigno tutto da scoprire
GROSSETO. È uno scrigno di opere preziose, alcune delle quali rarissime. Di sicuro è uno dei vanti della biblioteca Chelliana. Il Fondo antico è nato insieme alla biblioteca stessa, nel 1860, per opera del suo fondatore, il canonico Giovanni Chelli. Negli anni si sono stratificati fondi di diversa provenienza, spesso ignota. Il primo nucleo era composto dai lasciti di tre personalità di spicco della città: il vescovo Domenico mensili, il vicario capitolare della Diocesi grossetana, Domenico Pizzetti e lo stesso canonico Chelli. Il fondo contiene 34 incunaboli, tra i quali un unicum bibliografico, il “Trattato de li ditamini”. Tra le chicche, un antifonario dipinto a mano e un trattato di pace redatto su fogli di palma, scritto su un lato in latino e sull’altro in arabo. Le opere del Sedicesimo sono 394 e presentano edizioni di notevole importanza. Il fondo manoscritti è costituito da 188 volumi che vanno dal Tredicesimo al Ventesimo secolo. Nonostante si conosca il contenuto del fondo, grazie ai registri di possesso compilati fin dai tempi del Chelli, la biblioteca ha iniziato a catalogare il fondo antico solo quest’estate. (Nella foto il frontespizio dell’Ortelio).
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