Il Tirreno

Grosseto

Riordino della sanità e ritardi nei rimborsi

di Elisabetta Giorgi

C’è chi ha pagato il ticket, ma la prestazione è saltata e da mesi aspetta i soldi L’Asl si scusa: «Con l’accorpamento tra le aziende vi sono rallentamenti in cassa»

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GROSSETO. Effetti della riforma sanitaria. C’è chi ha pagato in anticipo 60 euro di ticket per un vaccino che non ha più fatto. E chi voleva fare un altro esame diagnostico (pagato pure quello) che poi è saltato. È scattata poi la richiesta di rimborso, dettagliata nero su bianco dai pazienti in un modulo aziendale, ma i soldi tardano ad arrivare. A quanto pare ci vogliono anche 2-3 mesi per riavere indietro la cifra - non certo impegnativa - di 60 euro. I motivi?

Il riordino del sistema sanitario, che ha prodotto gli accorpamenti tra le Asl 7 di Siena, 8 di Arezzo e 9 di Grosseto, sta producendo rallentamenti e intoppi anche in certe piccole procedure amministrative e di cassa.

È quanto successo in questi giorni a un ragazzo di 21 anni, grossetano, la cui storia risale a quasi 3 mesi fa. Era il 4 dicembre scorso quando il giovane - sull’onda dell’allarme legato alla meningite in Toscana - è andato al Pizzetti a fare il vaccino per meningococco tetravalente. Allo sportello ha pagato il ticket in anticipo ma, una volta entrato in ambulatorio, il vaccino non gli è stato somministrato per problemi di allergia riscontrati dalla dottoressa che, dopo un’anamnesi a voce, ha deciso di non iniettare la dose consigliando al ragazzo di rivolgersi all’ospedale Misericordia dov’è il reparto di Rianimazione, nel caso in cui fosse subentrato uno choc anafilattico. Il ticket era già stato pagato e così il giovane è tornato allo sportello chiedendo il rimborso della cifra già pagata (58,65 euro). L’operatrice gli ha risposto di «aver già chiuso la cassa» e non gli ha restituito nulla. Gli ha però fatto compilare un foglio con la richiesta di rimborso dov’è scritto che la cifra sarebbe stata restituita in contanti, e gli ha riferito a voce che i tempi di liquidazione sarebbero stati di 30 giorni circa. Quindi nei primi di gennaio la pratica sarebbe stata evasa. Dopo 2 mesi e mezzo, il ragazzo non ha ancora rivisto nulla. Contattata più volte, l’operatrice Asl non è più stata in grado di indicare la data presunta del rimborso.

Abbiamo chiesto spiegazione all’Asl, la quale ha risposto che «normalmente ogni anno la cassa con cui sono fatti i rimborsi chiude il 31 dicembre e viene riaperta intorno al 6-7 gennaio, dopo le festività natalizie; ciò per consentire di fare i conteggi di fine anno. Di solito i pagamenti vengono evasi in una trentina di giorni».

Ma quest’anno è diverso.

Con il riordino delle 3 Asl, dovendosi unificare i conteggi di ben tre aziende, ci sono stati ritardi nella riapertura delle casse e l’azienda è rimasta indietro con i pagamenti. «Ci scusiamo con l’utente che ci ha segnalato il ritardo - dice l’Asl - ma in 15-20 giorni il pagamento sarà evaso».

In attesa dei soldi, la famiglia del giovane fa notare che «dal dicembre al 31 dicembre l’azienda sanitaria aveva tutto il tempo per espletare la pratica. I problemi burocratici e amministrativi dell’Asl - insiste la famiglia - non ci interessano e non è giusto che si ripercuotano sui cittadini e pazienti. Anche perché quando è un cittadino che deve dare i soldi alla pubblica amministrazione il pagamento dev’essere sempre immediato e addirittura anticipato, com’è il caso dei ticket, mentre quando è il cittadino a rivendicare i suoi diritti la situazione non è così immediata, anzi. Dispiace rilevare l’arroganza della pubblica amministrazione che nonostante la legge sulla trasparenza amministrativa non ha mai tempi certi. Ora aspettiamo ancora, ma ci riserviamo di presentare un esposto querela per appropriazione indebita».

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