Il Tirreno

Grosseto

Geotermia, contro i pozzi nulla di fatto in Regione

di Fiora Bonelli
Geotermia, contro i pozzi nulla di fatto in Regione

I sindaci di Cinigiano e Castel del Piano a Firenze con la richiesta di rinunciare ai progetti di centrali, ma tornano a mani vuote. Sani: «Non escludo un ricorso»

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FIRENZE. I sindaci di Cinigiano Romina Sani e di Castel del Piano Claudio Franci sono stati ascoltati in due sedute diverse, in Regione Toscana, in merito alle ipotesi di costruzione di due centrali geotermiche a Monte Labbro e Monte Nero. Ma le notizie che riportano a casa non sono il top per gli abitanti, per lo più contrari alle centrali, sebbene non manchi, nei due primi cittadini, la consueta voglia di proseguire per raggiungere lo scopo che si sono prefissati: non far sorgere centrali sul proprio territorio.

L’incontro si è tenuto alla presenza dell’assessore regionale Federica Fratoni, del capogruppo regionale del Pd Leonardo Marras (ex presidente della Provincia di Grosseto) e della dirigente Chiodini, colei che ha firmato per escludere dalla procedura di Via la domanda per la perforazione esplorativa Monte Labbro.

La sindaca Romina Sani era andata in Regione proprio per chiedere il ripristino della Via, ma su questo punto nulla da fare. Ormai è fatta e la questione fila direttamente alla conferenza dei servizi senza ripassare dalla giunta come invece Sani ha chiesto. «Ho detto – spiega Sani – che pretendo linearità e uniformità dalla Regione che, se ha bloccato la centrale di Seggiano, deve comportarsi ugualmente anche per Cinigiano. Ho invocato un sopralluogo nel sito e l’assessore Fratoni mi ha promesso che verrà. La Via, invece, non potrà essere ripristinata. Chiodini ha dato una spiegazione tecnica sulla differenza fra Seggiano e Cinigiano. La centrale di Seggiano sarebbe sorta dove c’è un vincolo paesaggistico, quella di Cinigiano non ne ha. Ho fatto presente che il progetto lambisce la riserva di Poggio all’Olmo e che la perforazione è invasiva con i suoi 4,5 chilometri di profondità, dunque meritevole di Via. Ma la dirigente ha negato l’importanza di tale impatto ambientale sostenendo, fra l’altro, che la Soprintendenza non aveva supportato la nostra posizione».

La sindaca racconta di aver fatto anche riferimento al principio generale aperto con la questione Seggiano andata a buon fine e che come è stato più volte affermato ho ricordato che l’Amiata con Bagnore 4 ha ormai finito la sua disponibilità per altre centrali. «Ma purtroppo Chiodini ha replicato che questo non ha alcun valore. Sono rimasta stupefatta».

Alla fine come pensa di muoversi Cinigiano, visto che ora passa tutto alla Conferenza dei servizi e la possibilità di ottenere la Via è sfumata? Sani spiega che «il Comune fornirà alla conferenza due relazioni, una sul vincolo paesaggistico e una su quello idrogeologico. Chiederemo alla Soprintendenza un parere più fermo a nostro supporto. Poi attendiamo entro marzo la tanto auspicata normativa regionale che stabilirà che, per problemi come la geotermia, si dovranno ascoltare i territori. Nel frattempo non escludo un ricorso alla Presidenza del consiglio».

Ancora più intricata la matassa per la centrale di Montenero d’Orcia, progetto pilota in capo al ministero dell’Ambiente. Il sindaco Franci porta a casa molte perplessità. «I pareri vengono inviati direttamente al ministero – dice – che è il titolare della Via. La Regione dà solo un parere non vincolante. E ancor peggio è che i progetti pilota come Montenero hanno una corsia preferenziale. Per cui la Regione ha ben chiaro il conflitto della centrale con la vocazione del territorio, ma purtroppo ha le mani legate. Resta fermo comunque che sia Regione che Comune si muoveranno per cercare di fermare questo progetto». Dunque le questioni restano aperte.

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