Parla la figlia della donna operata a cuore fermo per 7 ore: "Il nostro grazie ai medici"
Colpita da aneurisma cerebrale, il lavoro di squadra tra il Misericordiia e le Scotte le ha salvato la vita
GROSSETO. È rimasta sette ore con il cuore fermo, mentre i medici della Neurochirurgia delle Scotte di Siena le salvavano la vita. Ora parla, nel suo letto di ospedale, ricorda tutto. E con gli occhi accarezza la sua famiglia, che ha rischiato di perdere il proprio punto di riferimento. È questo Maria Franca Pieri, 56 anni, per i suoi figli e per suo marito.
Sabato scorso era solo un numero sul calendario. Invece, per Maria Grazia il 6 febbraio è stato il giorno dell’andata e del ritorno. Della paura, della speranza e alla fine della vittoria sulla morte. La cinquantaseienne si era svegliata presto, come fanno spesso le donne e alle 8,30, quando il marito si è affacciato in salotto, l’ha trovata con una coperta sulle gambe. «Ho vomitato, ho un gran mal di testa, che non passa con niente», ha detto. Gianni ha chiamato l’ambulanza e una volta arrivata al pronto soccorso, i medici hanno capito subito che la situazione era gravissime. «Mamma rischiava di morire - dice la figlia Valentina - le hanno diagnosticato un aneurisma cerebrale molto grave, si era rotta la carotide e l’hanno trasferita immediatamente con Pegaso a Siena». Arrivata alle Scotte, i chirurghi hanno tentato prima di intervenire con la sonda.
«Poi ci hanno spiegato che in quel modo non ce l’avrebbero fatta - dice ancora la figlia - e che dovevano intervenire in altro modo». Per la prima volta in Toscana, in emergenza, è stato fatto un intervento che, per chi ci crede, ha del miracoloso. Maria Franca è rimasta in sala operatoria sette ore, con il cranio aperto e il cuore fermo.
«I medici di Grosseto hanno individuato subito la rottura di un aneurisma - spiega il neurochirurgo Giuseppe Oliveri, direttore della Neurochirurgia di Siena - L’immediato intervento della Radiologia Interventistica ha permesso di escludere la possibilità di trattamento endovascolare e con microchirurgia tradizionale, e abbiamo quindi effettuato un intervento di chirurgia maggiore, a cuore fermo, con una grande collaborazione da parte di tutti i professionisti reperibili. Una squadra di eccellenza che ha permesso di fronteggiare l’urgenza di tale trattamento, determinata dall’alta incidenza di risanguinamento precoce della malformazione, con rischi di conseguenze cliniche infauste per la paziente».
A circa un’ora dalla diagnosi effettuata a Grosseto è stato possibile quindi iniziare l’intervento a Siena che è andato avanti per tutta la notte, con successivo trasferimento di Maria Franca in terapia intensiva neurochirurgica e risveglio a distanza di ventiquattr'ore dall'intervento. Un intervento di questo tipo - commenta Pierluigi Tosi, direttore generale dell’azienda ospedaliera - che coinvolge così tante professionalità differenti è possibile solo in un grande ospedale. Inoltre, il fatto che sia stato condotto dal personale reperibile è indice di una professionalità diffusa a tutti i livelli e pronta sempre a intervenire».
Dopo ventiquattr’ore, Maria Franca si è svegliata. «Ci ha riconosciuti subito - racconta la figlia - e si ricordava anche che aveva un appuntamento con un’amica. Ora dovrà stare un po’ sotto controllo, ma sta benino e speriamo che presto possa tornare a casa».
La paura, l’ansia, l’attesa lunghissima, fino a quando l’intervento non si è concluso.
«Vogliamo ringraziare i medici e il personale dell’ospedale di Grosseto che si è reso subito conto della gravità della situazione - dice la famiglia della donna - e quello di Siena che ha fatto quest’intervento. Il fatto che ora mamma possa tornare a casa e stare bene è solo merito di chi si è preso cura di lei». E senza dubbio, anche della sua grande forza».
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