Il Tirreno

Grosseto

Oggi commerciante a Follonica, nel 1969 a Sanremo tra Battisti e Stevie Wonder

Barbara Burzi
Oggi commerciante a Follonica, nel 1969 a Sanremo tra Battisti e Stevie Wonder

Sonia Natali è stata la prima cantante pratese a partecipare alla kermesse col brano “Non c’è che lui”

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PRATO. La storia che lega la città di Prato a Sanremo comincia con Sonia. Era il 1969 quando una giovane cantante che abitava in via fra’ Bartolomeo salì per la prima volta sul palco dell’Ariston con la canzone “Non c’è che lui” in coppia con Armando Savini e reinterpretata successivamente da Mina. La sua performance fu talmente intensa, che anche l’orchestra scattò in piedi applaudendo, ma il brano non entrò comunque in finale e arrivò ultimo in classifica. La giovane, allora diciannovenne, aveva da poco intrapreso un percorso da solista, anche se era sempre accompagnata dalle sorelle Nadia e Luana Natali, con cui aveva iniziato qualche anno prima la sua carriera musicale nel gruppo “Sonia e le sue sorelle”.

Il suo nome è tra i pochi artisti pratesi (insieme a Francesco Nuti nel 1988 e Amara l’anno scorso) che sono approdati sul palcoscenico della città dei fiori, dove proprio in questi giorni si sta svolgendo la nuova edizione della prestigiosa kermesse canora. La differenza rispetto alle altre è che l’edizione di Natali era caratterizzata da un cast particolarmente altisonante, che comprendeva Lucio Battisti, arrivato settimo con “Un’avventura” a Sergio Endrigo, classificato secondo con il brano “Lontano dagli occhi” cantato in coppia con la cantante Mary Hopkin lanciata da Paul McCartney. Quell’anno in gara c’erano anche Nada con “Ma che freddo fa”, Iva Zanicchi e Bobby Solo che con “Zingara” vinsero il Festival, Caterina Caselli, Massimo Ranieri e tanti altri, tra cui, Stevie Wonder.

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Se Sonia avesse proseguito per quella strada, forse, oggi, ci sarebbe anche lei tra i “big” in gara al Festival di Carlo Conti. E invece se l’è goduto stando dall’altra parte, davanti alla televisione. «L’ho guardato e mi è anche piaciuto - confessa - trovo che questa conduzione sia molto piacevole. Rispetto ai miei tempi il Festival si è trasformato in un grande spettacolo, in cui il look e i personaggi contano molto più della musica». Se dovesse fare una critica la farebbe allo sketch di Aldo,Giovanni e Giacomo («non mi sono piaciuti per nulla»), al contrario trova molto divertenti le imitazioni di Virginia Raffaele.

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«Elton John è un artista incredibile - aggiunge - a lui basta un pianoforte, non gli serve altro». «Tornando alla gara - dice - ho apprezzato molto l’esibizione di Lorenzo Fragola, non capisco invece perché uno come Morgan abbia deciso di fare il cantante. Anche Emma mi ha un po’ deluso: bel testo, ma musicalmente confuso. In generale le canzoni di oggi non mi entusiasmano come certi brani di una volta. Una volta mi piaceva tanto Mia Martini, lei mi manca davvero…». Il trio Natali oggi non risiede più a Prato. Dopo essersi sciolto - nei primi anni Settanta - le sorelle si sono dedicate ad altre attività: Luana, la maggiore, è diventata insegnante di educazione musicale, canto corale e piano forte a Pontassieve, mentre Sonia ha aperto un negozio di abbigliamento a Firenze con la sorella Nadia; entrambe si sono trasferite rispettivamente a Follonica e Pietrasanta.

«Sono diventata una brava commerciante e non ho rimpianti - dice Sonia - quella di smettere è stata una scelta consapevole, non c’erano più le condizioni per andare avanti perché nessuna di noi voleva sacrificare la propria vita privata per la carriera e soprattutto non eravamo più disposte a sottostare all’esclusiva di una casa discografica, che da una parte ci teneva legate con un contratto e dall’altra non ci promuoveva, facendoci perdere diverse opportunità. Ho ricevuto un’offerta anche da Migliacci, ma l’etichetta discografica non ha voluto scioglierci il contratto. Anche se le delusioni ci hanno allontanato dal mondo dello spettacolo, la musica e il canto sono rimasti una grande passione: insieme ci divertivamo davvero tanto. La nostra ultima esibizione è stata nel ‘71 al teatro Sistina di Roma con il musical “Caino e Abele” di Tony Cucchiara».

Le tre sorelle iniziarono l'attività canora nei dopolavoro fiorentini fino a che il cantante Narciso Parigi le fece conoscere attraverso le programmazioni radiofoniche locali. Riuscì anche a farle scritturare dalla sua casa discografica, La Voce del Padrone (poi Emi). Fu il padre a introdurle nell’ambiente, che già bazzicava facendo l’attore. Quando per Sonia arrivò l’occasione di Sanremo, il trio aveva già debuttato con un 45 giri e partecipato al Cantagiro del ’65.

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«Il Festival non è stato una bella esperienza», racconta Sonia a distanza di 47 anni da quella serata. «Certo – spiega - allora ero felice di andarci, chiunque lo sarebbe stato al mio posto, ma non andò come immaginavo: mi schiacciarono come una formica sotto la scarpa. Del resto, ero giovane e inesperta. L’esibizione andò bene: ero emozionata, ma non avevo paura di esibirmi dal vivo perché avevo fatto molta gavetta. Sapevo però che con quel brano non sarei andata da nessuna parte, era troppo complesso. E non arrivare in finale era una mezza stroncatura per la carriera di un artista. Ma c’era da spingere la pupilla dei Beatles, Mary Hopkin. Con gli altri non legai per niente: Caterina Caselli non mi salutava nemmeno e Battisti era un solitario. Stevie Wonder? Un artista eccezionale. Sanremo non è una vetrina semplice». Il gruppo si è riunito l’ultima volta due anni fa a Politeama per lo spettacolo delle ex Pagliette del Buzzi.

 

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