Gli assessori si dimettono È guerra al sindaco Paffetti
Orbetello: dopo le primarie negate Miralli e Chiavetta dicono ufficialmente addio «Venga in consiglio e verifichi se hai numeri: deve lasciare anche lei»
ORBETELLO. «Non siamo pazzi ma per coerenza diamo le dimissioni. Adesso vedremo chi è davvero attaccato alla poltrona».
Con queste parole gli assessori del Comune di Orbetello, Mario Chiavetta (lavori pubblici) e Roberto Miralli (bilancio) dicono addio alla giunta guidata da Monica Paffetti durante una conferenza stampa svoltasi al Plaza di Orbetello Scalo. «Domani (oggi per chi legge, ndc) presenteremo al sindaco Monica Paffetti le dimissioni e la inviteremo a venire in consiglio comunale per vedere se ha ancora la maggioranza». Quello che faranno Mario Chiavetta e Roberto Miralli suona come un aut aut. O il sindaco si presenta spontaneamente in consiglio comunale e, verificato che non ha più i numeri, si dimette oppure i due che da oggi passeranno all'opposizione chiederanno al resto dei membri dell'opposizione una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco che porterebbe al commissariamento del Comune.
L'aria di dimissioni è diventata una vera e propria tempesta per l'amministrazione Paffetti che si avvia a un epilogo del tutto inatteso. «Noi eravamo stati chiari – dicono Chiavetta, Miralli e Carlo Vaselli, presidente del consiglio comunale lagunare – non volevamo che la Paffetti ci venisse imposta come candidata. Volevamo le primarie, uno strumento democratico che avrebbe eletto il candidato sindaco. Le stesse primarie che 5 anni fa la stessa Paffetti impose e che ora ha rifiutato nella maniera più assoluta nonostante i sondaggi la dessero molto più che perdente».
«Forse la nostra scelta da qualcuno non sarà compresa – dice Miralli – ma è un atto di coerenza. Non potevamo farla prima dato che erano troppe le cose in ballo e non potevamo rischiare di fermare la macchina amministrativa». Le dimissioni dei due assessori aprono e svelano scenari nuovi e inaspettati. «Per rinunciare alle primarie mi hanno offerto la poltrona di vice sindaco – riferisce Chiavetta – che io ho sempre categoricamente rifiutato». «Hanno offerto anche molto altro» gli fanno eco Vaselli e Miralli.
E' quindi finita la coalizione dei Moderati col Pd ed è finita nella maniera peggiore. «Bastava avessero accettato le primarie – dice Vaselli - noi avevamo il nostro candidato. Se l'attuale sindaco avesse vinto sarebbe stata legittimata dagli elettori e nessuno avrebbe potuto dire nulla. Allora sarebbe stato un altro discorso». Non sembrano esserci ripensamenti anche perché sembra davvero difficile che la Paffetti e il Pd dopo quanto hanno fatto passano fare un passo indietro.
Ma c'è anche altro. «I Moderati – spiega Chiavetta – non esistono più. Abbiamo aggregato vari movimenti e associazioni sotto il simbolo delle Civiche Unite, facendo molte iniziative e proposte programmatiche per la creazione di posti di lavoro. Ci siamo confrontati e abbiamo fatto una scelta di campo, quella del centrosinistra comunicandola al Pd col quale abbiamo iniziato a interagire partendo dal sondaggio che loro stesso Pd avevano commissionato. Un sondaggio che come risultato dava che la Paffetti era molto conosciuta, molto odiata e poco amata. Un gradimento personale equivalente al meno 29 per cento». E' da qui che sarebbe partito tutto. «Abbiamo comunicato al Pd la nostra intenzione di stare dentro il centrosinistra – spiega Chiavetta - di avere il Pd come principale alleato ma non come nostro principale». Una distinzione chiara che non ammetteva imposizioni dall'alto: «Abbiamo chiesto altri nomi alternativi al sindaco per arrivare a un percorso condiviso anche senza primarie ma non è stato possibile. Allora abbiamo chiesto le primarie ma anche su questo non ci sono state possibilità. Una candidatura secca della Paffetti non l'avremmo mai accettata. E le dimissioni sono un atto di coerenza. Il Pd ha fatto una scelta legittima ma una scelta che ci espelle dalla coalizione e di cui dovrà assumersene la responsabilità perché la Paffetti perderà le elezioni. Ed è per questo che con molta sofferenza ma con molta determinazione, forza e coraggio abbiamo deciso di intraprendere un percorso civico per dimostrare che un altro centrosinistra è possibile. Equilibrato, senza personalismi, fatto di persone non attaccate alla poltrona».
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