Il Tirreno

Grosseto

«Conflitto di interessi e niente buona fede» Le coop vanno al Tar

di Francesca Ferri
«Conflitto di interessi e niente buona fede» Le coop vanno al Tar

Secondo Cograe, Comit, Etrusca, L’eclisse, La Nuova Grosseto e Serenissima il debito lo deve pagare solo il Comune

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Una nuova pagina si aggiunge alla storia del Peep Pizzetti, il quartiere grossetano dove oltre trecento famiglie e otto cooperative costruttrici si sono ritrovate a pagare un maxiconguaglio non preventivato da 7,2 milioni di euro per l’esproprio del terreno. Una pagina con un colpo di scena che, tra le altre cose, porta davanti ai giudici una questione molto dibattuta in questi mesi, che ha scatenato una lotta intestina al Pd e nel consiglio comunale: il presunto conflitto di interessi di Saimo Biliotti e Daniela Piandelaghi.

Sei cooperative al Tar. A nemmeno due mesi da quando il consiglio comunale ha approvato la delibera che, il 16 novembre 2015, ha reso operativa una transazione tra Comune e proprietarie del terreno – le sorelle Anna Maria e Diana Maria Cavalli – e ha approvato il debito fuori bilancio da 7,2 milioni di euro, che raddoppia a queste ultime l’indennità di esproprio, sei delle otto cooperative costruttrici degli appartamenti fanno ricorso al Tar contro quella delibera. Cograe, Comit, Etrusca, L’eclisse, La Nuova Grosseto e Serenissima sono convinte che l’atto sia illegittimo e vada annullato.

«Taciuta la stima». Il primo punto del ricorso riguarda la stima dell’indennità di esproprio. Quando il 29 settembre 2008 cooperative e Comune hanno stipulato la convenzione per il Peep Pizzetti, quest’ultimo – dicono le coop – ha «sottaciuto» loro l’esistenza della valutazione della Commissione provinciale espropri, datata 19 settembre 2008, quindi dieci giorni prima. Quella valutazione fissava in 16 milioni di euro il valore del terreno su cui edificare il Peep Pizzetti.

Il Comune la ignorò e stabilì che il conguaglio dovesse essere praticamente la metà. Per l’appunto, però, le Cavalli, avviando un contenzioso legale, sono riuscite a ottenere un conguaglio pari proprio alla cifra stabilita dalla Commissione.

Perché il Comune non ha tenuto conto di quel calcolo? E perché non ha informato le coop della sua esistenza? Secondo le sei coop «sottacendola ai firmatari (ed evitando di darne notizia anche successivamente) ha volutamente disatteso (la valutazione) sottoscrivendo la convenzione per un prezzo diverso e nettamente inferiore», salvo poi far passare per conguaglio quel che è di fatto un raddoppio del prezzo del terreno.

«Venuta meno la buona fede». In questo modo il Comune sarebbe venuto meno al principio di correttezza e buona fede che deve regolare le attività della pubblica amministrazione e avrebbe pregiudicato la libertà di scelta delle cooperative. Che, se avessero saputo che il terreno andava a costare il doppio, «non avrebbero molto probabilmente stipulato la convenzione a quel prezzo... che rende assolutamente insostenibile l’operazione da un punto di vista economico».

«Deve pagare solo il Comune». Poiché il conguaglio fissato nella transazione è praticamente lo stesso fissato dalla commissione e poiché la commissione lo ha comunicato prima della sottoscrizione della convenzione, secondo le coop quei soldi non li devono pagare le coop (e di conseguenza nemmeno i proprietari) ma solo il Comune: «Il conguaglio e altri eventuali oneri a cui sarebbe stato tenuto ogni firmatario della convenzione – affermano le coop – erano solo ed esclusivamente quelli derivanti da eventi sopravvenuti o verificatisi dopo la stipulazione della convenzione».

Coop non coinvolte nell’iter. Le cooperative lamentano poi di non essere state coinvolte nel lungo iter che ha portato alla transazione con le Cavalli. La delibera consiliare del 16 novembre, insomma, sarebbe arrivata «inaspettatamente» e disporrebbe del denaro delle cooperative in modo arbitrario.

«Manca la motivazione». Le cooperative ritengono anche che la delibera non dia una motivazione sul perché gli assegnatari siano obbligati a pagare.

Biliotti e il conflitto d’interessi. Se ai giudici del Tar non bastassero queste motivazioni, le cooperative giocano un’ultima carta: il presunto – ma a loro giudizio evidente – conflitto di interessi di due consiglieri comunali, Daniela Piandelaghi, capogruppo pd in consiglio, e Saimo Biliotti, segretario del Pd di Grosseto. Nella fatidica seduta del 16 novembre, Biliotti e Piandelaghi dichiararono la propria incompatibilità a prendere parte alla votazione della delibera sul Peep e lasciarono l’aula. Il primo, infatti, è titolare di una delle ditte costruttrici al Peep; la seconda ha un parente con casa in quell’area. Sennonché ne scoppiò un caso diplomatico. Biliotti, infatti, in qualità di presidente della seconda commissione consiliare Bilancio e attività produttive prima del voto del 16 novembre ha presieduto le due commissioni (una andata deserta) sul Peep. E Piandelaghi, commissaria sempre nella seconda commissione, ha partecipato alle sedute.

«Astenersi dalla discussione». Le cooperative ricorrenti, citando il Testo unico sugli enti locali, riportano nel ricorso ciò che stabilisce la legge: in caso di conflitto di interessi gli amministratori devono astenersi non solo dal voto su un atto, ma anche dalla discussione su quell’atto. Le coop sottolineano inoltre che sono stati proprio i due consiglieri a dichiararsi incompatibili.

IL Cograe e Biliotti. Paradossalmente tra le cooperative che hanno presentato il ricorso c’è anche il Cograe, coop di cui fa parte anche la ditta di Saimo Biliotti. Il quale si è sempre difeso sostenendo che la commissione non ha alcun potere decisionale, dunque lui, come presidente di commissione, non avrebbe avuto alcun conflitto di interessi.

Il ricorso. Insomma, per le cooperative Cograe, Comit, Etrusca, L’eclisse, La Nuova Grosseto e Serenissima «è palese che la deliberazione sia illegittima e quindi debba essere annullata». Per loro spetta solo al Comune pagare il conguaglio. E al Tar chiedono anche di sospendere la delibera, cosa che le solleverebbe dal versare la quota prevista a loro carico e, di conseguenza, bloccherebbe anche l’obbligo di pagamento da parte dei proprietari. Il ricorso è stato notificato al Comune e alle proprietarie il 3 febbraio. È ipotizzabile che già entro l’estate i giudici fiorentini possano rispondere sull’eventuale accoglimento o meno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani