Il presidio
«Mi fanno pagare tasse non dovute»
L’odissea di un autotrasportatore che da 4 anni ha cessato l’attività ma si vede ancora raggiunto da richieste di pagamento
CASELL’AZZARA. Continuano a tartassarlo con richieste di pagamento che non deve proprio pagare.
Lui non cede, ma adesso ha paura che il suo caso finisca nelle mani di Equitalia. Una storia emblematica, quella di Gianni Fortunati di Castell’Azzara, che resta soffocato da richieste ingiuste di pagamenti, che telefona a numeri senza ricevere mai risposta, che fornisce documentazioni per dimostrare le sue ragioni, e invia fax del tutto ignorati. Secondo le richieste che gli arrivano, dovrebbe pagare punto e basta.
La storia. Gianni Fortunati, verso la fine degli anni ’90, aveva messo su una ditta di “Autotrasporti e cose fatte a mano”. Aveva un furgone, per iniziare. Poi, più tardi, verso il 2004 acquistò un carrello. Con questi mezzi partecipava anche a fiere e mercati e aveva richiesto di apporre la pubblicità della sua ditta proprio sul carrello. «La pubblicità all’epoca - racconta - mi faceva comodo, perché andavo in giro con quel carrello e avevo beneficio a farmi conoscere. Poi nel 2012 ho smesso quell’attività e ho cominciato a fare un altro lavoro. Ma per il 2012, la ditta a cui pagavo la tassa per l’esposizione pubblicitaria, mi intimò di pagare anche quell’anno mettendo sotto fermo amministrativo il furgone. Faccio presente che sul furgone mai c’era stata segnata la pubblicità della mia azienda, che avevo scritto solo sul carrello. Ma siccome quel carrello era rimasto esposto nel mio piazzale artigianale con la scritta ancora leggibile, mi convinsi che forse avevano ragione gli altri e che il torto era mio e con lo spauracchio del fermo fui convinto a pagare. E lo feci, mentre l’importo della tassa era già lievitato, naturalmente, da 91 a 130 euro. Da allora, però, cioè quattro anni fa, tolto di mezzo il carrello e la pubblicità conseguente, non avevo davvero più ragione di pagare. Ho dunque contattato la ditta che ha la sede a Castiglion Fiorentino, mandando tutta la documentazione che attestava che l’attività era cessata, che la pubblicità non c’era da nessuna parte e che non avrei più dovuto pagare alcunché».
Nulla da fare. Nel 2013 Fortunati si vede recapitare una nuova richiesta di pagamento: «E così nel 2014 e nel 2015. Siamo arrivati al 2016 e puntualmente è arrivata la richiesta di pagamento della quota che io non devo assolutamente pagare. Ogni volta mi sono attaccato al telefono, ho fornito i miei dati e documenti vari, replicato fax. E in questo nuovo anno mi sono di nuovo attivato per poter parlare telefonicamente con qualcuno e mettere fine a questa cosa. Ma al telefono della ditta non mi risponde nessuno. Il segnale del telefono diventa segnale di fax e non c’è verso di mettersi in comunicazione con quelli che ogni anno tornano a chiedermi 91 euro per una pubblicità che non esiste. Io non ho la minima intenzione di pagare, ma temo, alla fine, che se questa storia non si chiarisce, potrei trovarmi pure fra le grinfie di Equitalia. E ne ho terrore, perché nel 2012 il fermo amministrativo del furgone fu per me un vero e proprio choc. A questo punto non so come fare. Certo è che non ho intenzione di trovarmi inguaiato per una questione di cui non sono responsabile e di cui non trovo il bandolo».
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