Mabro, la cessione alla fine di febbraio
Slittano i tempi per la riapertura della fabbrica di via Senese La Banca di Maremma anticipa la cassa integrazione
GROSSETO. La fiducia nel lavoro del commissario Paolo Coscione è stata riconfermata anche durante l’assemblea dei lavoratori, se mai ce ne fosse stato bisogno. Non è mai venuta meno, in questa lunga lotta che le vestaglie azzurre stanno combattendo da quando la Mabro è entrata nel regime della Prodi bis. Ma è l’attesa ora il fardello più pesante che i dipendenti della Mabro devono portare sulle loro spalle.
Tre offerte sono state presentate alla scadenza del bando per la cessione della società. Tre offerte che Paolo Coscione sta valutando attentamente. Aveva chiesto una proroga al ministero dello Sviluppo economico e quella proroga è stata accordata. «Entro la fine di febbraio - spiega il commissario della Prodi bis - l’azienda sarà ceduta. Abbiamo dato un termine ultimo agli offerenti per la presentazione di ulteriore documentazione. Questo ci servirà a prendere una decisione chiara e soprattutto a dare la società a chi ha garanzie certe per far ripartire l’attività».
Il ministero ha concesso anche la proroga della cassa integrazione. «Se i soldi non arriveranno subito dall’Inps - spiega Nadia Perino, rsu - la Banca di Maremma ci ha accordato un fido al quale attingere per il pagamento degli stipendi». Una soluzione tampone che ha dato un po’ di serenità ai lavoratori che stanno ancora aspettando di tornare alle macchine da cucire, ai modelli e ai disegni da far diventare abiti.
È l’attesa quella che sta mettendo a dura prova i lavoratori. Aspettare risposte che non arrivano, conoscere quale futuro avrà la società, se chi acquisirà la Mabro deciderà di spostare altrove la produzione o se vorrà riaprire proprio quel cancello che si affaccia su via Senese e che ha visto lotte, lacrime e sudore. «Anche questa prospettiva ci dà qualche preoccupazione - dice Perino - soprattutto per le condizioni in cui versa il capannone. Ora ci sono dentro anche i piccioni e i macchinari non sono più all’avanguardia per una produzione come quella della Mabro».
Prima di pensare al capannone, però, c’è bisogno di una società che rilevi l’azienda. Decisioni ancora non ne sono state prese ma il lavoro del commissario non è ancora finito. Dopo la metà di febbraio una decisione verrà presa e le vestaglie azzurre potranno tornare ai loro posti di combattimento.
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