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Unione o fusione? La mappa delle opinioni

Unione o fusione? La mappa delle opinioni

Il 29 gennaio a Castel del Piano è in programma un incontro sul tema. Ecco come si presenta l’Amiata

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CASTEL DEL PIANO. Il 29 gennaio alle 16.30 si terrà a Castel del Piano un incontro pubblico, in sala consiliare, con Fausto Conigli, sindaco di Tre Castelli, Comune nato da una fusione un anno fa, e Emanuele Lodolini, presentatore assieme ad altri colleghi della proposta di legge per la fusione obbligatoria dei Comuni con meno di 5.000 abitanti.

Un incontro che arriva nel mezzo di un dibattito che si è aperto in Amiata su Unione e fusione e che trova, per adesso, la maggioranza dei politici più orientati a sostenere l’Unione che ad avventurarsi nel terreno fusione, guardata senza pregiudizio ma come ultima ratio. Con qualche eccezione.

Giovanni Barbagli, per esempio, capogruppo d’opposizione di Cinigiano, ritiene i tempi «maturi per avviare il processo di fusione dei Comuni dell’Amiata grossetana», come ha detto nel suo ultimo consiglio (Cinigiano dal 1º gennaio è fuori dall’Unione), sottolineando che politicamente la strada è segnata, i vantaggi economici sono certi, le Unioni hanno una «debolezza strutturale» e si rischia che le fusioni vengano fatte d’imperio. Poi, a coronamento, ha ipotizzato un a mappatura di aggregazioni: Santa Fiora, Semproniano, Castell’Azzara, oppure Castel del Piano, Seggiano, Arcidosso, parte del territorio di Cinigiano come Monticello.

Contrario all’idea di fusione, e polemico con la Regione, il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini che guida l’Unione. «Non sono troppo d’accordo che le fusioni siano la panacea di tutti i mali – dice Marini – ed è necessario anche che chi decide le cose sopra di noi si cali nella realtà e non tenga solo conto dell’esigenza di tagliare risorse. Se si va avanti di questo passo, usando solo l’accetta, i problemi non si affrontano mai». Marini è tornato a caldeggiare l’idea di Unione: «Mettiamoci tutti insieme ad un tavolo: sindaci, consiglieri, giunte a un livello per lo meno regionale. I nostri Comuni hanno storie specifiche, antiche, consolidate. Non sono “comunelli” nati ieri. C’è una tradizione millenaria».

Una posizione condivisa dal sindaco di Seggiano Gianpiero Secco. «La minaccia è che decideranno le nostre sorti in Regione – dice – Si rincorrono voci e numeri, che il comune dovrà raggiungere per lo meno di 5.000 abitanti o 25.000. Per ora teniamoci ciò che abbiamo».

Nemmeno la minoranza guidata da Corrado Lazzeroni è d’accordo ad andare dritti alla fusione. «Nella nostra lista – dice Lazzeroni – abbiamo sempre sostenuto l’Unione. Ma che funzionasse. Invece c’è aumento di burocrazia, di spesa e disfunzioni varie. Credo comunque che sia necessario valutare bene se sia il caso di continuare con l’Unione, ma sicuramente non va nemmeno bene fare una fusione affrettata, solo per problemi economici o perché qualcuno lo impone dall’alto».

La sindaca di Semproniano Miranda Brugi dice di non avere pregiudizi nei confronti delle fusioni. «D’altro canto – dice – non mi sento di dire che l’Unione è un fallimento. Credo che spesso ci si scordi che i Comuni sono obbligati a stare insieme. I miei cittadini, istituzionalmente, riconoscono che siamo dentro all’Unione. Riproporre loro altre soluzioni non è così semplice. Il percorso va accompagnato».

Fiora Bonelli

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